Riscrivere la storia di FIAT

Che il vento sia cambiato nella visione che i media ed in particolari alcuni media legati a FIAT ed ai grandi gruppi industriali hanno di Berlusconi mi pare chiaro. Quello che un mese fa era un morto che cammina pare oggi un giovincello di belle speranze. Che questo voltafaccia abbia coinciso con la spallata che Marchionne ha dato al sindacato sulla vicenda Mirafiori mi pare una coincidenza che solletica qualche ipotesi su una possibile alleanza tra settori dell’impresa e Berlusconi per tenerlo in sella nella buriana di questi mesi. Ci si potrebbe domandare però che cosa si aspettano gli industriali e Marchionne in cambio. In fondo non è un grosso sforzo per un partito integralisticamente anti-sindacale come il PdL tenere le parti di Marchionne.
Sbirciando dal giornalaio la prima pagina de Il Giornale del 31 Dicembre ho scoperto quello che la stampa di casa Berlusconi può offrire in più a Marchionne rispetto ad un mero appoggio: una campagna di stampa che induca una rivisitazione storica volta a riscrivere la storia dell’unica industria italiana che è sopravvissuta all’ultimo terribile trentennio, allo scopo di cancellare i dubbi che possono affollare le menti, tra le altre, anche di molti industriali. Ci sono molti in effetti per i quali la fuga in avanti di Marchionne rappresenta un’epocale rivincita contro le pretese di operai e sindacati, ma molti industriali ritengo paventino anche il rischio dell’inizio di un conflitto duro con il sindacato, l’ultima delle cose di cui ha bisogno un’economia in fase di stentata ripresa come quella italiana. Guardandosi indietro non si può negare che il periodo più tribolato dal punto di vista sindacale di FIAT non è coinciso certo con un periodo brillante per l’azienda e se FIAT è stata l’unica grande industria italiana a sopravvivere agli ultimi trent’anni, che hanno annientato il resto del panorama industriale italiano, potrebbe anche esser stato perché i predecessori di Marchionne hanno saputo costruire un modello di rapporto costruttivo con i lavoratori attraverso un rapporto costruttivo con i sindacati. Non ci si può del resto non interrogare sul motivo per il quale il paese forse più sindacalizzato dell’Europa Occidentale, ovvero la Germania, è quello che più rapidamente ha superato la crisi: questo forse perché l’inseguire bassi costi del lavoro non è l’unica soluzione per restare competitivi, ma lo può essere parimenti la produttività che talvolta si raggiunge più efficacemente con maggiori motivazioni e un rapporto più disteso con i lavoratori, piuttosto che con più estesi orari di lavoro.
gianni_agnelli.jpgLa strategia che Il Giornale offre a Marchionne è quindi l’attacco alla vecchia gestione della FIAT incarnata da Giovanni Agnelli e così il vice-direttore Porro attacca duro, dipingendo l’Avvocato come un intrallazzatore dedito più al mantenere rapporti buoni con la politica e i sindacati che al fare profitti. Difficile non stupirsi di un attacco dal cuore della destra alla storia dell’industria italiana di maggior peso nel mondo, attacco che sicuramente ferirà una parte consistente dell’opinione pubblica conservatrice, ma la caratteristica della classe politica che ci governa, e quindi della stampa che sta al suo codazzo, è di vivere alla giornata e la caratteristica di chi vive alla giornata è di non badare molto a passato e futuro se non in funzione della convenienza del presente. La posizione è sicuramente acrobatica, intanto perché la mia memoria mi lascia qualche dubbio sul fatto che Gianni Agnelli fosse un amico dei sindacati e, a proposito di intrallazzi tra impresa e politica, direi che il giornale di Berlusconi ha poche lezioni da dare. E’ vero che la FIAT, come altre aziende italiane e non, ha avuto nel passato aiuti abbondanti dallo Stato ma è anche vero che lo stesso Marchionne non ha certo rifiutato l’ultimo giro di incentivi alla rottamazione che anche il governo Berlusconi ha elargito. Ma al di là della fondatezza dell’affondo, quello che mi interessa è lo scopo di questa posizione. L’idea è, ancora una volta, quella di attaccare un modello di convivenza sociale, basato sull’idea che il miglior modo per governare un paese come un’azienda sia di prendere decisioni che godano di un accettabile livello generale consenso, di assumere missioni che abbiano un mandato ampio, condiviso.
Da anni il modello politico che va per la maggiore è costituito dallo scontro tra fronti che si delegittimano vicendevolmente e oggi i due punti di vista maggioritari tra gli italiani verso il loro capo del governo sono costituiti da chi lo considera un grand’uomo e chi lo considera un farabutto. Nonostante questo modello abbia paralizzato la politica italiana c’è chi lo ritiene vincente e che lo vuole trasferire all’impresa e in Marchionne si vede probabilmente l’uomo che ha la capacità per portare a termine il compito.
Ci sarà o meno l’alleanza, sarà o meno quello da me descritto un disegno condiviso o solamente un progetto di Porro, sta di fatto che è sempre triste vedere la storia violentata e distorta, indipendentemente da quale sia la storia di cui si parli.

5 Gennaio 2011

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