Il nemico tra noi

L’animo umano è un po’ come un arco, più lo si tende e più è temibile e dirompente ma più lo si tende e più è difficile da maneggiare e più rischia di scoccare la freccia nel momento o nella direzione sbagliata. Chi crede in un mondo migliore e sa battersi per raggiungerlo è chi sente un fuoco ardere dentro di sé, chi vede con indignazione a ciò che non condivide e trova le energie per provare a cambiarlo spesso fatica a contenere la sua emozione, a ricondurla ad un dialogo razionale e pacifico. Per questo, da che anche l’uomo comune ha iniziato a vedere la storia come qualcosa che è in grado di formare e modellare, succede che molti di quelli che la storia cerchino di formare e di modellare, finiscano per cercare di farlo con la forza, con la violenza o con la sopraffazione. Questo esula da quanto buoni siano gli intenti e quanto l’obiettivo finale sia in armonia con i nostri valori, fa semplicemente parte di un aspetto oscuro ma diffuso dell’animo umano. Tutto ciò ha fatto sì che, a dispetto del diffondersi dei valori di libertà e democrazia, il ventesimo secolo si sia riempito di dittature abiette e aberranti e ancora oggi molte ve ne siano in giro per il mondo.
odissea-nello-spazio-kubrik.jpgTuttavia non solo nella società ma anche nel nostro intimo ci dibattiamo in questo conflitto, combattiamo con questo nostro nemico nascosto che ci porta ad essere intolleranti, a respingere dialogo e mediazione con chi non la pensa come noi. E’ proprio l’ansia di ottenere ciò che si vuole che porta ognuno di noi ad alzare il tono, ad infervorarsi per quello in cui crede e contro quello che disprezza. I meccanismi sociali fanno però trionfare non quello che è più giusto, anche perché la giustizia è un valore squisitamente soggettivo, ma ciò che è più convincente e si dà il caso che l’aggressività, la violenza, fisica o verbale, siano solitamente assai poco convincenti. Si finisce con l’assomigliare ai primati di “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e le persone ti guardano con diffidenza e sfiducia per quanto apprezzabile sia quello che sostieni.
Tutto questo solleticava i miei pensieri guardando su Annozero l’universitario Luca Cafagna battibeccare con La Russa abboccando alla lenza del Ministro come un pesce all’amo. La Russa sarebbe stato in grossa difficoltà se il ragazzo avesse dato dei pazzi a quelli che spaccavano i bancomat, se avesse sostenuto (che sia vero o no) che il movimento era pacifico ed i violenti erano pochi sciocchi, se avesse chiarito che i lanciatori di sanpietrini andavano condannati e isolati perché non facevano che portare consensi alla Gelmini. E invece no perché il Cafagna è dentro ad uno stato di conflitto, interpreta la parte di uno dei due fronti di uno scontro, scontro in cui, come in tutti gli scontri, la violenza dell’uno giustifica la propria e in cui prendere le distanze dalla propria violenza suona come prendere le distanze dal proprio fronte. Da quindici anni Berlusconi non fa altro che alimentare lo scontro con qualunque cosa si muova in direzione a lui contraria, Luca è cresciuto in questi quindici anni e non è strano che, avendo idee contrarie, si senta già in guerra e si comporti come uno che sta in guerra e non in democrazia. Quando lo stesso Cafagna dice che il problema non è prender le distanze dai sanpietrini ma è qualcos’altro dimostra di non aver capito nulla, il problema invece sono proprio i sanpietrini perché è proprio sullo scontro che porta dritto al sanpietrino, sulla contrapposizione violenta o aggressiva, che i La Russa della situazione costruiscono il proprio potere. Chi ha costruito il proprio potere sullo scontro non può che essere lieto che qualcuno alimenti quello scontro, sebbene dal fronte opposto, chi ha costruito il proprio potere sulla delegittimazione delle istituzioni (magistratura, Parlamento, presidenza della Repubblica) non può che rallegrarsi che ci sia chi delegittima la Polizia. E’ una trappola in cui gli ingenui cadono e che alimenta il potere dei furbi. Fintanto che ci saranno dei pesci che si fanno prendere all’amo tirando i sanpietrini o difendendo chi lo fa, ci sarà chi presenta colore che vogliono il cambiamento come sediziosi e pericolosi estremisti e ci sarà una parte della società che gli crederà.
L’unico modo per cambiare questo paese e di salvarlo dalla politica dei La Russa è di farlo utilizzando gli strumenti che la democrazia ci offre: il confronto e il dialogo e una buona idea ha avuto chi ha organizzato un incontro tra sindacati di polizia e organizzazioni studentesche. Chi voglia dar libero sfogo alla sua pur comprensibile rabbia con l’aggressività e la violenza sappia che sarà altrettanto responsabile dello sfascio di questo paese di quelli che contesta.

21 Dicembre 2010

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