L’onestà perduta

moratti_particolare.JPGC’erano una volta i Moratti, famiglia di onest’uomini, impegnati nel calcio ma soprattutto nella raffinazione del petrolio. Dai tempi di Angelo Moratti in Italia si parla di questa famiglia come di personaggi di grande correttezza e onestà. Nel calcio in particolare Massimo Moratti ha significato a lungo onestà, fair play, correttezza e signorilità, perdente naturalmente, perché l’onestà da tempo immemorabile non paga, soprattutto in Italia. Qualcuno ogni tanto faceva presente che l’Inter aveva avuto, negli anni della gestione Moratti, dei casi abbastanza singolari, primo tra tutti quello del passaporto di Recoba acquistato al mercato nero dal dirigente Oriali, tuttora in forza alla squadra di Moratti, che fu condannato per questo della giustizia ordinaria. Altri ricordavano le ripetute azioni finanziarie spericolate per consentire l’iscrizione ai Campionati, pur in presenza di pesanti deficit di bilancio, altri ancora le indiscrezioni circa l’uso massiccio di doping. Ma per i più si trattava solo di dicerie messe in giro a bella posta per colpire l’ultimo dei galantuonimi. Poi il perdente Moratti è diventato il vincente Moratti e lo è diventato in un modo un po’ strano: tramite un processo sportivo i cui giudici sono stati nominati da un suo vecchio sodale, Guido Rossi, che ha decapitato tutte le maggiori concorrenti al primato del calcio italiano. Tutte queste vittorie alla fine hanno cominciato a seminare un po’ di fastidio, e qualcuno in più rispetto a prima ha cominciato a dire che l’Inter in fondo assomigliava a tutte le altre, che Moratti in fondo non era poi quel gran signore: si è cominciato perfino a notare che il Presidente dell’Inter ha l’inelegante abitudine di punteggiare le vittorie della sua squadra con gesti di dileggio nei confronti degli avversari, cosa che certo non configura un reato ma che non è comportamento appropriato per un “gran signore”. Più scalpore ha destato la notizia, emersa recentemente dal processo di Calciopoli, che la società di Moratti e Moratti stesso ricorrevano agli stessi metodi discutibili nel rapporto con la classe arbitrale che usava il nemico pubblico numero uno Moggi. A proposito di rapporti con gli arbitri sono perfino emersi elementi risalenti ai tempi di Angelo Moratti piuttosto curiosi.
Negli ultimi tempi ci si è poi ricordati che Moratti non è solo il Presidente della squadra di calcio più spendacciona del Campionato Italiano ma fa parte anche della famiglia che controlla la raffinazione del petrolio tramite la società Saras e si è scoperto che la Saras non è proprio gestita con i criteri più trasparenti ed etici. Tra le altre cose la Saras è stata a lungo sotto inchiesta per la sua truffaldina collocazione in borsa, anche se alla fine tutta la responsabilità è stata scaricata sulle banche. In un contesto come quello attuale è molto più difficile che nel passato tenere la verità chiusa in cantina e così hanno cominciato ad uscire documenti interessanti sulla Saras. Il documentario Oil di Massimo Mazzotta ha aperto la strada e la reazione dei Moratti, è stata all’insegna dell’arroganza e della poco compostezza, tipica del potere italiano quando si sente smascherato. Lo ha seguito Giorgio Meletti che ha pensato bene di scrivere un libro sul tema. Che cosa mai succede? Che la famiglia Moratti non si accontenta di querelare l’autore ma pensa bene di annunciare querela anche per i mezzi di informazione che daranno “spazio o risalto” al libro. Perfino questo blog potrebbe essere querelato per averne dato notizia.
moratti.jpgInsomma i Moratti si ritrovano, da archetipi di onestà a correttezza, scaduti a emuli del poter più arrogante e prevaricatore. Come mai tutto ciò? Forse perché il successo corrompe o forse perché questa immagine era solo il frutto di un lungo lavoro di cesello di una informazione asservita? Mi sento di propendere per la seconda ipotesi. Non dico che i Moratti siano più disonesti o più arroganti di tanti altri uomini di potere italiani, semplicemente condividono gli stessi vizi della classe dirigente del nostro paese ma, un po’ per la loro lontananza dai riflettori, un po’ per la capacità di influenzare i mezzi di informazione, sono riusciti a farsi passare per ciò che non sono.
In fondo siamo fortunati a vivere in un’era nella quale è difficile mentire. Come visto in questa ma anche in tante altre vicende, questa fortuna è spesso insidiata da chi preferirebbe continuare a mentire tranquillamente. Soprattutto per questo il libro io l’ho comprato.

12 Gennaio 2011

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