Esportare la democrazia

Nell’ultimo quindicennio l’idea dell’esportare la democrazia è stata molto ricorrente nel dibattito sulla politica internazionale. Gli uni lo consideravano un necessario sforzo civilizzatore per pacificare il mondo, gli altri una versione di facciata del solito vecchio imperialismo. Tra i primi non si contavano solo movimenti vicini ai partiti conservatori ma anche ampia parte del mondo progressista aderì a questo slogan anche perché, ancor prima dell’Afghanistan il primo esempio di esportazione della democrazia non si può che collocare nelle guerre civili della ex-Jugoslavia. Già li l’occidente non si accontentò di pacificare ma si preoccupò di mettere le premesse per un’evoluzione democratica dei neonati paesi.
liuxiaobo.jpgC’è sempre il problema però che lo cultura democratica è una pianta che cresce molto lentamente e spesso viene estirpata, per dolo o per incuria, ben prima che inizi a dare i suoi frutti. E allora senza l’evoluzione culturale di un paese il tentativo di esportare la democraziasi si risolve in un fallimento. Ci sono vari segni di questo fallimento, uno sicuramente molto significativo si è avuto in occasione della cerimonia di assegnazione del Premio Nobel per la pace al prigioniero politico cinese Liu Xiaobo. I paesi che hanno aderito al boicottaggio propugnato dalla Cina e sostenuto con pesanti pressioni sono stati tutto sommato pochi, ma tra questi ci sono i due principali destinatari delle “attenzioni democratiche”: Iraq e Afghanistan, questo a dispetto di quanto democratici vogliamo far apparire i rispettivi governi. Per di più la Serbia, altro paese oggetto delle preoccupazioni democratiche dell’occidente, era tra quelli e se ne è sfilata solo all’ultimo momento quando da Bruxelles le hanno fatto sapere che si stava giocando le ultime speranze di entrare nell’UE.
Non incolpiamo di tutto ciò i rispettivi governi ma chiediamoci piuttosto quanti voti hanno perso quei governi per aver aderito all’appello cinese, che aveva sicuramente delle contropartite economiche interessanti, e chiedendocelo e rispondendoci che probabilmente ne hanno persi pochini, ci rendiamo conto che solo un’opinione pubblica che si riconosce nei valori democratici può produrre la democrazia e nessun esercito al mondo potrà mai inculcare dei valori ad un popolo che ne abbia di diversi.

17 Dicembre 2010

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