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	<title>Il colore del grano</title>
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	<description>Questo è il mio blog, benvenuto</description>
	<pubDate>Thu, 17 May 2012 15:17:19 +0000</pubDate>
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		<title>Bologna la zitta e Milano pure</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:53:36 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Accadeva un tempo che chi vive nella parte settentrionale del paese guardasse con sussiego i reportage di agguati condotti dalla criminalità a Napoli o a Palermo, in mezzo alla folla, magari a volto scoperto, senza che nemmeno un singolo testimone emergesse dalla massa indistinta. &#8220;<em>No, da noi non sarebbe così. Qui è diverso</em>&#8221; - era ciò che dalle nostre parti ci si raccontava. Chissà se era vero allora, o se era solo la rassicurante conferma dello stereotipo della comunità nordica, in grado di fare fronte comune contro le devianze. Di certo la cronaca ci dice che oggi non è così.<br />
E&#8217; l&#8217;Ottobre del 2008 e a Bologna si disputa un incontro della squadra locale contro la Juventus. Massimo De Vita, modenese di fede juventina, sta tornando a casa con il figlio sedicenne. Un gruppo di ultrà del Bologna aggrediscono il ragazzo, cercando di rubargli la sciarpetta con i colori bianconeri. L&#8217;uomo li affronta, cercando di difendere il figlio, ma loro sono tanti  e per nulla intenzionati a mantenere la discussione su un piano dialettico. Il branco colpisce ripetutamente l&#8217;uomo non solo con le mani ma addirittura con una pietra, causandogli danni <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/2008/11/22/134503-malattia_tifoso_aggredito.shtml">neurologici gravi</a>. Con l&#8217;uomo a terra in una pozza di sangue il branco, ancora assetato di violenza, continua a ringhiare contro il ragazzo che chiama aiuto. <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/2008/11/28/135894-aggressione_tifoso_juventino.shtml">Questa scena</a>, che sarebbe impressionante se vista in un documentario di etologia con animali inferiori come protagonisti, e che si è invece svolta in una civilissima città italiana con esseri umani come protagonisti, viene addirittura, pare, immortalata da alcune telecamere. Si <a href="http://www.tuttomercatoweb.com/bologna/?action=read&amp;idnet=emVyb2NpbnF1YW50dW5vLmNvbS0xOTQ4">penserebbe</a> a pene pesantissime per i responsabili, e invece, dopo lunga sofferenza, l&#8217;inchiesta approda ad <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2011/06/22/529279-omerta_ultras.shtml">un solo rinvio a giudizio</a> per colui che ha avuto la malaccortezza di colpire l&#8217;uomo con la pietra (probabilmente se lo avesse fatto a mani nude sarebbe andata bene anche a lui). Il fatto è accaduto all&#8217;uscita dallo stadio, con migliaia di persone che sfollavano, ma miracolosamente non ce n&#8217;è una che ha visto, nessuna che ha potuto confermare la partecipazione del resto del branco all&#8217;assalto. Cosa è potuto accadere per determinare la metaformosi di Bologna &#8220;La dotta&#8221; in Bologna &#8220;La zitta&#8221;?<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/luca_massari.jpg" title="Fiaccolata per Luca Massari"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/luca_massari.jpg" class="floatright" alt="luca_massari.jpg" width="300" /></a><a href="http://www.sanmarinoworld.sm/?id=857&amp;id_n=4533">L&#8217;altra storia</a> è forse più conosciuta. Un tassista, Luca Massari, sta percorrendo con la sua auto la periferia Sud di Milano: un cane attraversa improvvisamente la strada e lui non riesce ad evitare l&#8217;impatto. L&#8217;uomo scende costernato, scusandosi per l&#8217;accaduto. Stefania Citterio, sorella di Pietro Citterio, fidanzato della padrona del cane, si scaglia subito contro il malcapitato urlando &#8220;Ti ammazzo!&#8221;. Anche qui il branco interviene e il fratello e il fidanzato (Michael Morris Ciavarella) della capobranco si gettano sull&#8217;uomo colpendolo selvaggiamente fino ad ammazzarlo: così, con la stessa fredda ferocia con la quale uccidi un insetto con lo schiacchiamosche. I denti rotti, la milza spappolata: il suo corpo era talmente martoriato che non è nemmeno stato possibile espiantare gli organi. Chi gli ha inferto il colpo mortale, il Ciavarella, ha spiegato di avere ammazzato il Massari perché &#8220;<em>Mi aveva fatto venire i nervi</em>&#8220;. Non contento di questra atrocità il branco ha pensato bene di condurre un&#8217;opera incessante di intimidazione nei confronti dei testimoni del quartiere, con minacce nemmeno tanto velate: incendio di auto e altre amenità. I magistrati di Milano, anche loro sempre attenti a non farsi troppo male, hanno pensato bene di optare per pene miti: <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/14/news/milano_16_anni_all_aggressore_del_tassista_picchiato_in_strada-19126602/">16 anni per Ciavarella</a>, 14 anni per l&#8217;altro aggressore, <a href="http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/tassista_ucciso_assassino_condannato_14_anni_per_lui_10_mesi_alla_sorella/notizie/195250.shtml">appena 10 mesi</a> per il capobranco Stefania Citterio, ritenuta responsabile solo di minacce e non di istigazione (vien da chiedersi dove il magistrato pensava fosse, mentre fratello e fidanzato maciullavano il poveretto). Anche qui gli inquirenti non hanno potuto che <a href="http://www.wakeupnews.eu/taxista-ucciso-a-milano-il-gup-attacca-%C2%ABgrande-omerta-dei-testimoni%C2%BB/">denunciare l&#8217;assoluta omertà</a> dimostrata dagli abitanti del quartiere. Nonostante la <a href="http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2010/11/13/413881-luca_massari_quartiere.shtml">partecipazione alla fiaccolata</a> in ricordo della vittima, quando si è trattato di avere giustizia il quartiere si è defilato. Al processo dei 20 testimoni solo 4 hanno confermato la loro versione. <a href="http://www.julienews.it/notizia/cronaca/milano-come-palermo-al-processo-i-testimoni-sono-omertosi/109537_cronaca_2_.html">C&#8217;è chi ha ritrattato, chi si è reso irreperibile, chi si è dato malato</a>. A nulla sono servite le fiaccolate di solidarietà per la vittima, il quartiere ha dimostrato totale disinteresse.<br />
Davvero la nostra società oggi è questa? Davvero viviamo in una giungla nella quale la minima distrazione ti può consegnare all&#8217;efferatezza di belve fameliche senza che nessuno prenda le tue difese? Non mi sorprendo dell&#8217;esistenza di individui come il Ciavarella o come gli Ultras bolognesi (dei quali la stampa non ha mai fatto i nomi): la storia dell&#8217;umanità ha visto efferatezze molto peggiori di quelle che ho descritto e la predisposizione a simili atti è ancora nel nostro patrimonio genetico. Ciò che trovo incredibile è che tra i tanti che questa predisposizione non la assecondano, possa essere così difficile trovare chi non si tiri indietro quando è il momento di difendere la società e la civiltà che abbiamo costruito. Ciò che trovo incredibile è che, nonostante tutto, ancora non riusciamo a tracciare un solco che ci divida dalla follìa belluina, che, nonostante tutto, basti un gruppetto di individui tipo la famiglia Citterio per tenere in scacco un quartiere, una città, un sistema giudiziario, una società, per farci dimenticare ciò in cui teoricamente dovremmo credere tutti? Sarà forse perché non ci crediamo tutti ancora abbastanza? Non ci credono i testimoni reticenti, non ci credono i giudici generosi, non ci credono i tanti che si lasciano scorrere queste vicende addosso?</p>
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		<title>Quarantunmila lacrime</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 18:51:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ricordo di Alessandro Del Piero a cui sono più affezionato è legato al lontano 1995 e alla sua terza stagione nella prima squadra della Juve. Lo scudetto era anche allora tornato alla Juve dopo lunga attesa, un&#8217;attesa più lunga (8 anni) ma meno tormentata di quella che si è conclusa pochi giorni fa, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ricordo di Alessandro Del Piero a cui sono più affezionato è legato al lontano 1995 e alla sua terza stagione nella prima squadra della Juve. Lo scudetto era anche allora tornato alla Juve dopo lunga attesa, un&#8217;attesa più lunga (8 anni) ma meno tormentata di quella che si è conclusa pochi giorni fa, e un giovanissimo Del Piero ne era stato uno dei protagonisti. Io da pochi mesi abitavo in un appartamento in condivisione a Milano dove avevo appena iniziato la mia lunghissima vita professionale nell&#8217;allora operatore neo-entrante nella telefonia mobile. Visto che la padrona di casa pretendeva, per concederci il diritto di avere una televisione, che pagassimo il canone, gli altri affittuari avevano deciso di fare a meno del tubo catodico e io, ultimo arrivato, mi adeguai. Dopo pochi mesi però iniziava la stagione di Coppa Campioni che allora andava ancora sulle tv in chiaro, e l&#8217;assenza della televisione mi diventò intollerabile. Mi venne così in mente di avere lasciato, a casa dei miei genitori, un vecchio televisorino portatile: lo recuperai e me lo portai a Milano nascondendolo in un armadio, per poi sfoderarlo la sera della Coppa. Così sul mio minischermo di 8 pollici vidi le meraviglie di quel giovane campione che segnò un gol impossibile con la naturalezza con cui ci si ravvia i capelli. Questo è il genere di cose, di ricordi, di affezioni a cui rimani legato e che rendono il loro protagonista come un amico, una persona di casa, qualcuno che ti manca quando se ne va.</p>
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</p>
<p>
Così e solo così si spiega il momento di commozione collettiva che ha colto lo Stadio della Juventus Domenica pomeriggio, quando dalla panchina si è alzato un cartello con il numero 10, quello di Del Piero e il campione ha abbandonato per l&#8217;ultima volta il campo, davanti al suo pubblico. Il lungo, infinito applauso, durato un quarto d&#8217;ora, ma soprattutto le lunghe, calde lacrime, che hanno inondato il catino dello Stadio della Juve, erano il riavvolgersi di tutto quel vissuto che il Capitano aveva saputo condire di gioia e di classe, calcistica e non. Un vissuto che, nel caso di Alex, non è stato pressoché mai accompagnato da momenti bui, da discussioni meschine, tensioni, ripicche, in un puro distillato di spettacolo e di ciò di emozionante che lo spettacolo calcistico è in grado di creare.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/addio-del-piero-capitano.jpg" title="Addio a Del Piero.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/addio-del-piero-capitano.jpg" class="floatright" alt="addio-del-piero-capitano.jpg" width="350" /></a> Seguo il calcio da quando ero bimbo io ma lo spettacolo di vedere quarantunmila persone piangere come vitellini, vedendo il loro Capitano che per l&#8217;ultima volta abbandonava la tolda della nave, è uno dei più belli che mi ricordi. Bello perché rappresenta bene quale straordinario catalizzatore di emozioni può riuscire ad essere il pallone che rotola. Bello perché vissuto da chi ha voluto rappresentare un modello di campione, composto, sobrio e rispettoso, in un&#8217;epoca in cui di modelli ce ne sono proprio pochini. Mi piace pensare che è stato anche grazie a questa sua attenzione che Alex si è ritrovato nell&#8217;invidiabilissima condizione di poter concludere la sua carriera con le braccia sollevate come un ciclista vittorioso che taglia il traguardo, come un Capitano che ha riportato coraggiosamente la sua nave in porto, attraverso la più furiosa tempesta della sua storia, e che adesso si guarda intorno con l&#8217;orgoglioso ma composto compiacimento dello scolaretto che ha completato senza errori il suo compitino. Da domani senza di lui inizia un calcio diverso, spero che il passaggio di Alex Del Piero nel mondo del calcio lascerà almeno delle tracce in chi ama questo gioco: in chi era allo Stadio Domenica ne lascerà sicuramente di profonde.</p>
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		<title>Comincia tu</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 18:51:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non mi pare si possa dire che io mi spelli le mani in applausi per il Governo Monti, per quanto lo consideri un passo avanti rispetto al passato (anche perché fare più di zero è sempre piuttosto facile). Se però c&#8217;è un&#8217;iniziativa alla quale è andato il mio incondizionato plauso è l&#8217;idea di mettere a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://8max.blogspot.it/2012/04/spending-review.html" title="Spending"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/spending_review.jpeg" class="floatright" alt="spending_review.jpeg" /></a>Non mi pare si possa dire che io mi spelli le mani in applausi per il Governo Monti, per quanto lo consideri un passo avanti rispetto al passato (anche perché fare più di zero è sempre piuttosto facile). Se però c&#8217;è un&#8217;iniziativa alla quale è andato il mio incondizionato plauso è l&#8217;idea di mettere a disposizione dei cittadini un sito web per raccontare tutti i casi di sprechi di cui si ha evidenza. E&#8217; un messaggio molto bello e costruttivo che ricorda simbolicamente che contenere sprechi e spese inutili, come ogni altra azione che vada a rafforzare il funzionamento dell&#8217;apparato pubblico, è uno sforzo che va nell&#8217;interesse di tutti e a cui tutti possono e devono partecipare. Molte delle prime reazioni raccolte erano state sconsolanti: dal <a href="http://it.notizie.yahoo.com/spending-review-leone-pdl-consigli-dai-cittadini-idea-150000578.html">PdL</a> alla <a href="http://www.asca.it/news-Governo__Camusso__nomina_supertecnici_e__assurda-1149884-POL.html">CGIL</a> le reazioni si univano subito in un coro, che spesso ultimamente accomuna opposti estremismi, dichiarando il proprio disprezzo per una simile iniziativa. In effetti pareva abbastanza in linea con lo stereotipo dell&#8217;italiano, molto critico nei confronti di governo e sistema, ma affetto da improvvisa pigrizia quando si tratta di esporsi, di denunciare, di prendere un&#8217;iniziativa.<br />
Pare invece che l&#8217;iniziativa abbia avuto un buon successo e tutto sommato la maggioranza degli italiani l&#8217;abbia accolta con moderato favore, almeno secondo <a href="http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=5454">i sondaggi in merito</a>. Sarà proprio vero che alla fine gli italiani hanno molta più buona volontà di quello che chi ha responsabilità di potere gli attribuisce? Sarà che sono sempre di più quelli che credono che la soluzione dei problemi non arriverà dall&#8217;uomo della provvidenza ma da un cambio deciso di mentalità di tutti i cittadini? L&#8217;impressione è che certamente c&#8217;è chi si sta aggrappando disperatamente al consenso di coloro che invece hanno una visione ottocentesca della partecipazione democratica. In fondo, probabilmente, se sono stati così a lungo in sella lo devono proprio a quella visione.</p>
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		<title>Bentornato a casa, Scudetto!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 18:45:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché si parteggia? Perché quando si guarda un incontro sportivo, ma anche una partita a carte o un film ci si augura che tra i contendenti sia questo e non quello a vincere? Credo sia il gusto sottile del rischio ciò che ti porta a legarti ad una storia, che può essere vincente o perdente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché si parteggia? Perché quando si guarda un incontro sportivo, ma anche una partita a carte o un film ci si augura che tra i contendenti sia questo e non quello a vincere? Credo sia il gusto sottile del rischio ciò che ti porta a legarti ad una storia, che può essere vincente o perdente, ma che speri ti regalerà delle emozioni, simili forse a quelle che prova chi vive la storia da protagonista. E&#8217; una scommessa perché la storia può essere perdente o può essere comunque priva di grandi acuti, senza scossoni, senza grosse emozioni, oppure può essere una storia di successi, ma anche i successi possono essere noiosi. La storia più bella è quindi quella che parla sì di successi, ma conseguiti attraverso dolori e sofferenze, magari dopo essere finito nella polvere ed essersi miracolosamente rialzato: il tipo di storia che non a caso spopola nella narrativa. Per questo credo che per ogni tifoso juventino la scorsa notte sia stata la più bella della sua vita da tifoso. Perché la storia che ieri sera ha avuto il suo lieto fine è una storia che è passata da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2EMPILkEPs4">Rimini</a>, da Crotone, da un anno di quarantena in Serie B, dalla diaspora dei campioni, da quattro anni su sei fuori dalla Coppa Campioni, passando attraverso le strade buie della paura del ridimensionamento, dell&#8217;ossessione di non ritornare mai ad essere quella squadra che <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Alex_Ferguson">faceva dire</a> ad Alex Ferguson: <em>&#8220;La Juventus è stata un esempio per il mio Man­chester United. Facevo vedere ai miei giocatori le videocas­sette della squadra di Lippi e dicevo: non guardate la tatti­ca o la tecnica, quella ce l&#8217;ab­biamo anche noi, voi dovete imparare ad avere quella vo­glia di vincere.&#8221;</em>.<br />
Il senso che ha avuto questa storia per chi l&#8217;ha vissuta in prima persona traspariva ieri sera nella dedica che Buffon ha fatto di questo scudetto a Nedved, Trezeguet, Camoranesi: ovvero chi ha vissuto con lui la parte più dolorosa di questa storia, senza fare in tempo ad essere protagonista della felice conclusione.<br />
Questa storia stanotte è arrivata al suo momento più bello, ma penso non ci sia arrivata per caso, non può essere un caso se la Juve con gestioni diverse, in epoche diverse con equilibri politico-economici diversissimi, con alle spalle una diversa attenzione da parte della proprietà, si ritrova sempre in cima, si ritrova a primeggiare anche contro l&#8217;attrazione gravitazionale che altre piazze, dotate di maggior massa, esercitano sul Calcio e sull&#8217;economia. Sarà l&#8217;ambiente, sarà la città, sarà la professionalità che fa sempre da elemento caratterizzante della juventinità, in un mondo del calcio che, pur professionistico, ha sempre pochissimo di professionale; sarà quel che sarà ma l&#8217;impressione è che l&#8217;ingranaggio che era stato bloccato sei anni fa abbia ricominciato a girare e a far girare tutto il motore.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/scudetto.jpeg" title="Scudetto"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/scudetto.jpeg" class="floatright" alt="scudetto.jpeg" width="250" /></a>Per questo il trentesimo scudetto è, e forse sarà ancora per molto, il più bello della storia juventina. Bello perché arrivato al termine di un percorso che pare scritto da un abile sceneggiatore, compresa la parte finale, fatta anch&#8217;essa di sofferenza, di alti e bassi, di esaltazione ma anche di delusioni cocenti, come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vgbFGr7X1HA">l&#8217;inopinato pareggio</a> di quattro giorni fa contro il Lecce. Bello perché ti fa sentire fortunato ad esserti legato ad una storia tanto sofferta ma tanto emozionante. Bello sì, ma allo stesso tempo tranquillizzante, come se si fosse ritrovata una serenità perduta, come la sensazione che provi quando torni a casa da un lungo viaggio e ritrovi stanze, oggetti, consuetudini quotidiane. E&#8217; tranquillizzante perché conferma la sensazione, già manifestata nel recente passato, che gli equilibri si siano ristabiliti, che determinati tentativi di interferenza esterna abbiano cessato di produrre i propri effetti, che siano di nuovo organizzazione, professionalità e fame di vittoria ad essere premiati, che lo scudetto sia tornato nella sua dimora più naturale, a casa sua.</p>
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		<title>Perché Grillo sta sull&#8217;anima a tanti?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 08:48:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni di vigilia elettorale, con un buon successo del Movimento 5 stelle in vista, tra blogger e altre fonti di informazione che si posizionano a sinistra, si sprecano gli articoli e i post critici per non dire aggressivi nei confronti di Grillo. Chi segue questo blog sa che anch&#8217;io non risparmio al comico-politico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/grillo.jpeg" title="grillo.jpeg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/05/grillo.jpeg" class="floatright" alt="grillo.jpeg" width="250" /></a>In questi giorni di vigilia elettorale, con un buon successo del Movimento 5 stelle in vista, tra blogger e altre fonti di informazione che si posizionano a sinistra, si sprecano gli articoli e i post critici per non dire aggressivi nei confronti di Grillo. Chi segue questo blog sa che anch&#8217;io non risparmio al comico-politico genovese, ed al movimento che da lui ha preso le mosse, critiche e perplessità e quindi non mi dovrei sorprendere di questa animosità, ma io non conto, perché ho la tendenza morbosa ad una visione ambivalente dei problemi, ad un moderatismo compulsivo: ho votato Sì ai referendum ma con molti dubbi sull&#8217;opportunità di rinunciare al nucleare e alla gestione privata dell&#8217;acqua, sono un convinto NITAV, sono addirittura favorevole al finanziamento pubblico ai partiti, il bianco e il nero mi piacciono in campo calcistico, altrove prediligo le varie tinte di grigio. Insomma il sottoscritto con Grillo ci si trova come il diavolo con l&#8217;acqua santa. Però le opinioni negative le sento anche da chi è un convinto NOTAV, da chi è antinuclearista viscerale, da chi con il moderatismo va pochissimo d&#8217;accordo.<br />
Provo a capirci di più partendo da lontano e attingendo alla mia gioventù, ai miei vent&#8217;anni. Erano i primi anni &#8216;90, gli anni del pentapartito in cui Democrazia Cristiana e Craxi sembravano destinati a dominare in eterno ed in cui l&#8217;alternativa di sinistra pareva ancora troppo schiava del suo ideologismo per rappresentare la svolta che molti, tra cui il sottoscritto, si aspettavano per poter finalmente far rotta verso l&#8217;Europa. C&#8217;era anche allora qualcuno che mandava tutti a stendere, che si scagliava contro la politica mangiona, che metteva nell&#8217;angolo i vecchi partiti, che prometteva una rivoluzione modellata su un modello mitteleuropeo che molti, tra cui il sottoscritto, ritenevano urgente estendere a tutto il paese: era la Lega di Bossi che attrasse da subito la mia fantasia di apolide della politica in cerca di una identità. Mi ricordo di un comizio al Teatro Massaua di Torino, in mezzo ad un pubblico di una Torino mista, ma con molte tinte progressiste, durante il quale Bossi caricò sì di miserie la vecchia politica, ma senza un accenno razzista, limitando le espressioni che potessero avvalorare le accuse di populismo, qualunquismo, autoritarismo che gli venivano già da più parti. Me ne andai a casa convinto che potesse essere quello che ci voleva, che le accuse che gli rivolgevano erano strumentali, legati al solito espediente di estrapolare una frase da un contesto ben più ampio, per brandirla contro chi l&#8217;aveva pronunciata, tutto per  mettere in un angolo chi allora insidiava il potere: mi risolsi a votarlo alle elezioni dell&#8217;Aprile del &#8216;92 come poi feci. Non so ancora qual era la verità, se la Lega allora era qualcosa di diverso ed è stata l&#8217;immagine di partito populista, razzista e autoritario che, a forza di affibiargliela, ha reso la Lega populista, razzista e autoritaria, nella constatazione che in fondo quell&#8217;immagine poteva diventare un&#8217;immagine di successo, perché in Italia quelle caratteristiche sono ahimé molto diffuse; oppure forse è sempre stata quello e io mi presi un abbaglio. Sia come sia, vedo lo stesso processo delinearsi per Grillo. Magari Grillo era entrato in politica con alti ideali e la visione di populista d&#8217;accatto che gli era stata attribuita dal sistema mediatico era un tentativo di screditarlo o magari no, ma non importa. Ciò che importa è che ora sembra continuamente cercare di coincidere con l&#8217;immagine che allora gli fu affibiata e non a caso il paragone con Bossi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=c68vI9FuUoI#t=1m48">non gli dispiace affatto</a>.<br />
Grillo <a href="http://qn.quotidiano.net/primo_piano/2012/04/19/699845-beppe-grillo-fuori-euro-debito-pubblico.shtml">va a Padova</a> e dice che l&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=c68vI9FuUoI#t=7m03">Italia può anche uscire dall&#8217;Euro</a>, argomento popolare tra l&#8217;elettorato leghista ma ovviamente assurdo. Non ci vuole un economista per capire cosa vorrebbe dire per l&#8217;Italia, in una situazione di debolezza come quella attuale, ritrovarsi con una moneta esposta alle intemperie dei mercati, probabilmente un raddoppio del prezzo del carburante tanto per dirne una semplice. Lui dice che la Finlandia è fuori dall&#8217;Euro (falso), dice che Danimarca e Svezia sono fuori dall&#8217;Euro (vero ma non ci sono mai entrate, è un po&#8217; diverso&#8230;), ma anche qui paragonare la nostra economia a quella di paesi scandinavi fa francamente un po&#8217; ridere. Se ne rende conto Grillo? Forse sì, ma a Padova c&#8217;è l&#8217;elettorato leghista deluso che cerca altri demagoghi ed ecco un argomento di facile presa.<br />
Grillo è invitato al Salone del Libro di Torino per presentare il suo libro che, giusto per dimostrare che le accuse di alzare i toni in modo eccessivo sono ingenerose, si intitola &#8220;In guerra&#8221;. Il direttore del Salone puntualizza &#8220;<em>Siamo per il confronto libero e rispettoso. Mi piacerebbe che  Grillo parlasse di cose concrete, abbandonando l’insulto e l’invettiva,  che non ci appartengono</em>&#8221; e lui per tutta risposta <a href="http://www.beppegrillo.it/2012/04/non_andro_al_sa.html">declina l&#8217;invito</a>. Se fosse andato lo avrebbero sentito in poche decine di persone, per lo più polverosi intellettuali con la puzza sotto il naso; declinando l&#8217;invito invece la notizia ha avuto ben altra eco e questo è quello che gli interessava.<br />
Grillo va a Palermo e dice che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WpaWQz_wBSQ">lo Stato è peggio della Mafia</a>. Per carità, può essere una provocazione, peccato che è esattamente quello che molti siciliani (e non solo) pensano da centocinquant&#8217;anni e che fa rimanere l&#8217;isola, e non solo l&#8217;isola, appunto nelle mani della Mafia anziché dello Stato (che un po&#8217; meglio della Mafia in realtà lo è). Tra quei siciliani che la pensano così ci sono molti di quelli che simpatizzano con il movimento dei Forconi con cui il Movimento Cinque Stelle ha un rapporto di contrastata simpatia (vedi <a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/palermo/2012/01/movimento-dei-forconi-solidarieta-senza-strumentalizzazioni.html">qui</a> e <a href="http://www.ilgrillodipalermo.it/articoli/economia/interrogativi-sui-cosidetti-forconi.html" title="qui">qui</a>) ma dal cui serbatoio di consensi ha buone speranze di poter attingere. Poi ovviamente, dato un colpo al cerchio, Grillo ne dà un altro alla botte, <a href="http://www.beppegrillo.it/2012/04/mafia_honi_soit.html">precisando</a> ad uso dei navigatori del suo blog, il &#8220;senso delle sue parole&#8221; così che possano spiegare alla propria coscienza che la colpa è del sistema che distorce le innocenti parole del loro leader.<br />
Da tutto ciò capisco che Grillo, come il Bossi di allora, si limita a dire quello che il suo potenziale acquirente (ovvero l&#8217;elettore) vuole sentirsi dire. Il problema però è che quello che molti elettori vogliono sentirsi dire è ciò che la loro pancia propone e non quello che la testa, la conoscenza e l&#8217;analisi dei fatti, suggeriscono. Purtroppo però la pancia spesso non considera vincoli che invece chi governa deve considerare, la pancia vuole non pagare le tasse e avere i servizi, la pancia vuole che si congeli il debito ma guai a toccare i suoi BOT, non vuole l&#8217;inquinamento ma guai a chiedergli di lasciare l&#8217;auto a casa. La cosa va benissimo finché si è all&#8217;opposizione, perché si può efficacemente opporsi ad una cosa ed anche al suo opposto trovando sempre buone ragioni; quando si è al governo invece il problema si manifesta, perché si è portati a mantenere le promesse fatte e se hai promesso ogni cosa e il suo contrario il miglior modo per minimizzare il danno è non fare nulla, come fece la Lega nei lunghi anni di governo nazionale.<br />
Lo fanno tutti i partiti ─ si dirà. Sì, ma non tutti allo stesso livello, giacché molti partiti subiscono la mediazione di quelle cose bruttissime che chiamiamo ideologie. Eh sì, ho proprio l&#8217;impressione che qualche volta avere un&#8217;ideologia di riferimento, dover cercare una coerenza dei propri atteggiamenti con una struttura ideologica complessiva, aiuti a non andare sempre a rimorchio dei sondaggi, a non rimestare sempre e solo nella spazzatura dei luoghi comuni e degli stereotipi più diffusi. Aiuta a trattenersi dal legarsi mani e piedi a idee folli o strampalate pur di rincorrere il facile consenso e il voto a buon mercato. Aiuta a pensare a quello che davvero è meglio fare per il paese, piuttosto che a quello che stimoli la pancia dell&#8217;elettorato. Ecco perché chi agisca come Bossi ieri o come Grillo oggi a me, e forse a molti altri, trasmette forte preoccupazione.<br />
Non è tutto negativo intendiamoci, il Movimento Cinque Stelle sta mobilitando forze fresche della società civile, come fece ancora la Lega, sta portando in politica idee nuove e visioni diverse da quelle consolidate e questo non può che esser positivo. Ma i messaggi che arrivano dall&#8217;alto del movimento lasciano presagire che questa energia andrà perduta se la linea di Grillo resterà quella attuale.<br />
In definitiva non so bene nemmeno io se ho risposto al mio dubbio iniziale, ma mi pare di poter dire che nel fastidio che molti provano nei confronti di Grillo non c&#8217;è solo l&#8217;estremismo, l&#8217;essere scomposto e superficiale, le parolacce e le provocazioni di dubbio gusto, il suo buttar via tutto, acqua e bambino senza distinzioni. C&#8217;è probabilmente la sensazione di un film già visto che speravamo, con Ruby e Belsito,  di aver finalmente archiviato e che invece ha tutta l&#8217;aria di voler uscire di nuovo in programmazione.</p>
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		<title>Quando si vuole ignorare il problema</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 21:43:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Il bianco e il nero sulla pelle]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/sospensione-partita.jpg" title="Sospensione Genoa-Siena"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/sospensione-partita.jpg" class="floatright" alt="sospensione-partita.jpg" width="250" /></a>Per descrivere quanto accaduto a Genova Domenica scorsa, in occasione dell&#8217;incontro Genoa-Siena, sono andati in fumo quintali di carta e miriadi di bit, in gran parte a mio avviso sprecati, perché l&#8217;episodio mi pare sia stato trattato in gran parte in modo superficiale, classificandolo come la solita espressione dello spadroneggiare degli ultrà (vedi per tutte la ricostruzione che ne fa <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2012/04/26/news/il_paese_degli_ultr-33960332/">Ilvo Diamanti</a>). La narrazione mediatica ha sottolineato l&#8217;evento associandolo ad eventi quali la reazione all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_2007-2008#La_morte_di_Gabriele_Sandri">uccisione di Gabriele Sandri</a>, la sospensione del derby di Roma del 2004 per la falsa voce della morte di un bambino o gli scontri che portarono alla morte del poliziotto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Raciti">Filippo Raciti</a>. In questo caso invece mi pare di poter dire che quello che ha funestato la giornata di Genova sia stata la manifestazione, certamente violenta o comunque minacciosa da parte di quella frangia dei tifosi che così è solita esprimersi, di una indignazione in realtà condivisa da buona parte della tifoseria genoana che è poi la manifestazione del conflitto in atto in tutto il calcio odierno sulla reale appartenenza di una squadra di calcio.<br />
Nella fattispecie l&#8217;indignazione dei tifosi mi pare fosse diretta contro la società nel suo complesso, dai giocatori ai dirigenti, percepiti come poco sensibili alla grande passione che tradizionalmente i tifosi del Genoa riversano nella loro squadra. L&#8217;obiettivo della contestazione di Domenica sono stati i giocatori ma il vero obiettivo pare essere stato il Presidente Preziosi.<br />
Enrico Preziosi è Presidente del Genoa dal 2003. Durante la sua gestione il Genoa ha avuto alterne vicende che l&#8217;hanno portato prima in Serie C1 per illecito sportivo, per poi risalire, sotto la guida dell&#8217;allenatore Gasperini,  fino in Serie A, addirittura a ridosso della Champions League. Mister Gasperini però, mai troppo in sintonia con il Presidente, alla prima annata negativa è stato mandato a casa e la società è ripiombata in bassa classifica, con pesanti rischi di retrocedere. Preziosi non ha mai dato l&#8217;impressione di essere, soprattutto nei rapporti con i grandi club, un gran negoziatore: nel 2009 cedette a prezzi da svendita Thiago Motta e Milito all&#8217;Inter, propiziandone una stagione irripetibile; più recentemente ha ceduto al Milan il fuoriclasse Boateng in due tranche (prima la comproprietà poi il cartellino complessivo) per complessivi solo 8 milioni di Euro. Solitamente nel mondo del calcio queste cessioni a prezzi fuori mercato si verificano allorquando chi la concede ritiene di potere avere contropartite in altra forma, magari riguardanti interessi estranei al calcio. La cosa è ovviamente perfettamente lecita: si tratta di una normalissima strategia da parte di un uomo d&#8217;affari che ha la proprietà di più società e che mira a far tornare i conti complessivi del suo business, senza preoccuparsi troppo degli interessi specifici della società calcistica. Naturalmente questa ricostruzione è costituita da una serie di ipotesi e illazioni, ma la cosa importante è che questa sia diffusa tra la tifoseria genoana e che tale visione mal si concilia con la centralità che per ogni tifoso riveste la propria squadra di club. Per dare un&#8217;idea a chi mi legge della visuale tipica di un tifoso di calcio, posso ricordare essermi capitato più di una volta di parlare con tifosi juventini irritati dalla scarsa propensione di FIAT a finanziare la società, trovando a cercare inutilmente di convincerli che sarebbe strano (ed è stato strano in occasione dell&#8217;ultimo aumento di capitale) vedere FIAT chiudere gli stabilimenti da una parte e ripianare il passivo della Juve dall&#8217;altra.<br />
Preziosi <a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=689">non è certo</a> uno dei personaggi più specchiati del calcio italiano ma in questo caso non mi sento di biasimarlo, semplicemente è il ruolo che ricopre il problema. La realtà è che, <a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=1323">come già sottolineato nel passato su questo blog</a>, la società di calcio come semplice società d&#8217;affari, proprietà esclusivamente di chi se la compra, mal si adatta con il mondo del calcio, ma più in generale con il mondo di oggi, nel quale il mecenatismo è pratica sempre meno diffusa e sempre più la configurazione migliore per sostenere attività di pubblico interesse è quella cooperativa. Se l&#8217;arbitro italiano Tagliavento non avesse pesantemente penalizzato il Benfica nel quarto con il Chelsea, le quattro semifinaliste di Champions League, avrebbero coinciso quest&#8217;anno anche le quattro squadre europee più celebri tra quante sono sostenute dall&#8217;azionariato popolare (oltre al Benfica: Real Madrid, Barcelona e Bayern). Sarebbe il caso di riflettere su questo anziché profondersi nei soliti pistolotti sulla violenza negli stadi che sento da trent&#8217;anni senza alcun risultato.</p>
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		<title>La mia personale spending review</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 18:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[L'Italia nuda come sempre]]></category>

		<category><![CDATA[Agenzia Entrate]]></category>

		<category><![CDATA[F24]]></category>

		<category><![CDATA[spending review]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo vissuto anni nei quali ogni giorno ci veniva detto che chi ci governava stava semplificando, snellendo, eliminando passaggi inutili e perdite di tempo nell&#8217;amministrazione pubblica. Ce l&#8217;hanno detto così tante volte che a momenti ci si credeva davvero, poi uno ha un minimo di relazione con l&#8217;Agenzia dell&#8217;Entrate e si accorge che, se mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo vissuto anni nei quali ogni giorno ci veniva detto che chi ci governava stava semplificando, snellendo, eliminando passaggi inutili e perdite di tempo nell&#8217;amministrazione pubblica. Ce l&#8217;hanno detto così tante volte che a momenti ci si credeva davvero, poi uno ha un minimo di relazione con l&#8217;Agenzia dell&#8217;Entrate e si accorge che, se mai si sono fatti passi avanti, ce ne sono certamente molti altri ancora da fare, alcuni piuttosto elementari.<br />
E&#8217; successo che l&#8217;affittuaria di una autorimessa di mia proprietà, situata a Settimo Torinese (dove abitavo un tempo), ha deciso di abbandonare l&#8217;immobile e abbiamo conseguentemente rescisso consensualmente il contratto. Per farlo naturalmente è necessario versare una tassa e qui sarebbe interessante chiedersi se ha senso che si versi una tassa su un evento che non genera reddito per nessuna delle due parti, ma per il momento non mi addentro in discussioni di principio. Il punto è che, una volta versata la tassa tramite modello F24 in banca, è necessario comunicare all&#8217;Agenzia dell&#8217;Entrate l&#8217;evento. Teniamo presente che l&#8217;F24 è un modulo che va compilato in ogni sua parte e su cui si deve, nel caso di rescissione, riportare tutti i dati utili all&#8217;Agenzia dell&#8217;Entrate per poter ricostruire che quella è una rescissione e quale contratto di locazione rescinde. Una volta ricevuto il pagamento, l&#8217;Agenzia delle Entrate avrebbe quindi modo di risalire al contratto rescisso e dichiararlo decaduto, festeggiando l&#8217;incasso della tassa di registro. Ma perché privare il contribuente di una gradevole visita agli uffici? E allora ecco che la procedura prevede che il contribuente porti la ricevuta della banca in Agenzia. Martedì della scorsa settimana mi sono quindi recato all&#8217;Agenzia delle Entrate di Torino, sede di Via Padova.<br />
C&#8217;ero stato altre volte, facendo code eterne, ma stavolta speravo di cavarmela più facilmente, sempre in onore dei passi avanti fatti nel frattempo in termini di semplificazione, snellimento, eccetera eccetera&#8230;<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/burocrazia.jpeg" title="Burocrazia"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/burocrazia.jpeg" class="floatright" alt="burocrazia.jpeg" width="200" /></a>Innanzitutto, come immancabile inizio di ogni visita ad un ufficio pubblico italiano, mi veniva dato un modulo da compilare. Mi veniva da chiedermi se ha senso che, nell&#8217;era della Rete, non si possa mettere sul sito dell&#8217;Agenzia il modulo con i dati necessari per ottenere quel certo servizio in modo da poter arrivare con il modulo già compilato e soprattutto con la sicurezza di avere tutti i dati necessari. Sul frontespizio del modulo si doveva inserire una lunga sequenza di dati, tutti ovviamente già presenti sulla mia ricevuta dell&#8217;F24, ma siccome l&#8217;attesa si prospettava lunga, copiare i dati già scritti e riscritti sembrava perfino un passatempo. Nell&#8217;interno del modulo c&#8217;erano poi un sacco di tabelle nelle quali inserire i dati catastali che speravo inutili per la semplicissima consegna di una ricevuta per di più relativa ad un contratto già registrato. Ricevevo il biglietto JA24 e, vedendo sul tabellone che stavano servendo il JA10, mi illudevo che me la sarei cavata rapidamente. Il problema è che solo uno sportello erogava il servizio JA e gli utenti del servizio JA sembravano molto lenti per cui, preso il biglietto alle 9.45, venivo servito alle 12.45. Va detto che stavo iniziando a raccogliere il malumore di chi, entrato pochi minuti dopo di me, cominciava a pensare di non riuscire ad essere servito entro la chiusura degli sportelli che era prevista inderogabilmente alle 13.15, senza nessuna pietà per chi aveva fatto due ore di coda ma non era ancora arrivato all&#8217;agognata meta. Arrivato finalmente allo sportello presentavo la documentazione ad una gentile signora (che non rispondeva affatto in questo agli stereotipi dello sportellista scorbutico di un ufficio pubblico) che, dopo averla esaminata, mi faceva notare (povero illuso che sono) che non avevo compilato le tabelle sui dati catastali. Mi veniva un groppo in gola: avevo fatto tre ore di coda per nulla? Protestavo dicendo che sul sito dell&#8217;Agenzia delle Entrate non si parlava di questi dati, ma la signora mi diceva che era una novità dell&#8217;anno scorso che forse non era stata ancora riportata. Pensavo: &#8220;Ah beh. Se è dell&#8217;anno scorso è chiaro che non c&#8217;è stato il tempo di riportarla sul sito&#8230;&#8221;. Nel frattempo mi sforzavo di immaginare dove avrebbero potuto essere quei dati, ma non mi veniva nessuna buona idea che non fosse gelosamente custodita a casa, nello scaffale dei documenti. Dopo lunga e sofferta riflessione la gentilissima signora mi sorrideva trionfante: &#8220;Ho trovato i dati: ce li abbiamo a sistema&#8221;. In effetti era prevedibile che ci fossero ma era anche prevedibile che, ciononostante, me li chiedessero lo stesso. La cosa divertente era che la signora stampava i dati che aveva a sistema, mi porgeva la stampa chiedendomi di riportare i dati sul modulo, dopodiché lei li riportava di nuovo a sistema. Mi sentivo leggero come una piuma quando finalmente mi alzavo dalla sedia dopo aver completato tutte le necessarie operazioni.<br />
Lì per lì ti senti piuma sì, poi però ci rifletti e ti arrabbi ancora, chiedendoti perché in un paese che dovrebbe essere informatizzato c&#8217;è bisogno di prendere una mezza giornata di permesso dal lavoro, di sprecare una mattina, nella quale potresti fare cose utilissime per la società o per te stesso, stando invece a guardare lo scorrere dei numeri su un tabellone. Non è solo una questione di arrabbiatura, perché il tempo è denaro e sprecare una mattina ha un suo costo. Quale è allora il costo-opportunità che il tempo perduto per una pratica del tutto inutile ha per migliaia di persone che devono passare le proprie mattine in code chilometiche, quante altre procedure e pratiche del tutto inutili come questa resistono? E proprio impossibile riuscire a rendere razionale ed efficiente la pubblica amministrazione? Forse molti ancora non hanno compreso che rendere razionale ed efficiente non significa limitarsi a comprare qualche computer e installarci sopra un po&#8217; di database, ma significa farli funzionare, ad esempio progettando una rete informatica che faccia colloquiare le base dati della pubblica amministrazione e delle banche.<br />
Pensare che qualcuno, prima di fare questo, abbia ritenuto che non ci fossero alternative a chiudere sezioni scolastiche, corsi universitari, corsie ospedaliere, mi sembra folle, non delinquenziale, folle. Ma magari è una mia visuale soggettiva perché non ho il quadro completo.<br />
In attesa che Giarda, che invece dovrebbe avere il quadro completo, sciolga il riserbo sulla <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-23/spending-review-entro-primi-165819.shtml?uuid=AbBlcWSF">spending review</a>, io ho fatto nel mio piccolo ho fatto la mia. Speriamo che quella del governo Monti mi lasci qualche speranza di poter utilizzare in futuro più proficuamente le mie mattinate.</p>
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		<title>E poi chi li finanzia?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 05:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[L'Italia nuda come sempre]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà l&#8217;età che avanza e la speranza ormai tramontata di poter vivere in un mondo giusto, ma di fronte ad un tema politico, ad una norma di legge da conservare o rivedere, tendo sempre meno a chiedermi cosa sia giusto o meno, ma piuttosto cosa succederebbe se quella norma venisse rivista e quanto mi piacerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà l&#8217;età che avanza e la speranza ormai tramontata di poter vivere in un mondo giusto, ma di fronte ad un tema politico, ad una norma di legge da conservare o rivedere, tendo sempre meno a chiedermi cosa sia giusto o meno, ma piuttosto cosa succederebbe se quella norma venisse rivista e quanto mi piacerebbe lo scenario che si determinerebbe in quel caso. Non mi cimento quindi in un&#8217;analisi, che non mi appassiona, su quanto sia giusto o meno che i partiti ricevano un finanziamento pubblico, mi limito a considerare che cosa succederebbe se da domani quel finanziamento non ci fosse più.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/partiti.jpeg" title="partiti.jpeg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/partiti.jpeg" class="floatright" alt="partiti.jpeg" width="250" /></a>Oggi i partiti ricevono finanziamenti pubblici nella modalità di rimborso elettorale in ragione dei voti ottenuti: per fare l&#8217;esempio meglio remunerato il PdL nel 2008 ha ricevuto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Finanziamento_pubblico_ai_partiti">160.446.990 € di rimborso elettorale</a>. E&#8217; invece <a href="http://www.unita.it/italia/caro-partito-non-ti-amo-piu-br-crollano-i-finanziamenti-alla-politica-1.400630">meno chiaro</a> quanto i partiti ricevano da finanziamenti privati (fondamentalmente perché sotto i 50mila euro <a href="http://it.ibtimes.com/articles/28892/20120417/finanziamento-pubblico-trasparenza-tetto-finanziamenti-finanziamento-ai-partiti-finanziamento-privat.htm">non vige l&#8217;obbligo di dichiararli</a>) ma è verosimile che il finanziamento pubblico abbia un peso molto rilevante nei bilanci dei partiti; partiti che, al di là di qualche malversazione, che non è certo nella nostra vita pubblica esclusiva dei partiti politici, utilizzano quel denaro per pubblicizzare sé stessi, il proprio programma, i propri rappresentanti. Nessuno di noi spero sia così ingenuo da sostenere che tutto questo non abbia peso nella decisione degli elettori: se Berlusconi nel &#8216;94 è riuscito a vincere le elezioni con un partito appena fondato è perché aveva sufficienti capitali per tappezzare città e sistema mediatico con la sua faccia e i suoi slogan. Questi meccanismi non verrebbero meno con l&#8217;abolizione del finanziamento ai partiti, la disponibilità economica continuerebbe ad essere fondamentale per poter vincere le elezioni ma, a differenza di quel che accade ora, quei finanziamenti non arriverebbero in larga parte dalle casse dello Stato ma si dovrebbero cercare altrove, essenzialmente da privati contibutori. Anche ipotizzando che ogni cittadino, per quanto sia nelle proprie disponibilità, finanziasse il partito in cui più si riconosce, questo scenario aumenterebbe sensibilmente l&#8217;influenza di lobby e corporazioni che possono riunire le proprie forze economiche sotto obiettivi comuni facenti capo a settori economici o gruppi di interesse. In più va detto che, per assenza forse di senso di responsabilità sociale, la quantità di privati cittadini che erogano contribuiti a forze politiche è irrisoria mentre i potentati economici sono decisamente più puntuali nell&#8217;aprire il portafoglio. Per controbilanciare un Tanzi che <a href="http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/17980/Crac_Parmalat_spunta_il_veliero_fantasma:_lo_usava_Tanzi_pagava_la_societ%C3%A0.index.html">versa centinaia di migliaia di Euro</a> nelle casse dei partiti ci vogliono migliaia di cittadini che siano disposti a versare 100 Euro e non è così facile trovarli. In questo scenario la possibilità che la politica diventi ancor più di oggi ostaggio delle lobby e delle corporazioni diventa quasi certezza e il ragionamento secondo il quale già oggi la situazione da questo punto di vista non è delle più brillanti non può consolarci.<br />
Sono sicuro che qualcuno obietterà che ho un modo di vedere le cose antiquato, che la politica del futuro sarà fatta solo da volontari che, vestiti di saio e sandali andranno a portare il verbo tra la gente, armati solo di un computer e una connessione Internet. Forse hanno ragione costoro e il futuro ci porterà queste e altre cose bellissime, ma il presente è fatto di corporazioni che bloccano le liberalizzazioni, gruppi privati che bloccano l&#8217;asta per le frequenze e cittadini che votano solo per chi vedono in televisione: direi che di qui al saio il passo è così grande che pensare che sia colmato con la sola abolizione del finanziamento ai partiti mi pare quanto meno illusorio.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/francesco_belsito.jpeg" title="Francesco"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/francesco_belsito.jpeg" class="floatright" alt="francesco_belsito.jpeg" width="200" /></a>E&#8217; poi curioso che questo dibattito si sviluppi nel momento in cui si scoprono malversazioni del denaro dei finanziamenti: un po&#8217; come se, scoperti gli scandali nella sanità, si decidesse di chiudere gli ospedali. L&#8217;utilità e la nobiltà di una funzione non può cambiare solo perché chi la ricopre se ne rivela indegno e l&#8217;utilità della politica non è inferiore a quella della scuola o della sanità. Ridiscuterla perché qualcuno si è intascato dei lingotti d&#8217;oro mi pare puerile.<br />
C&#8217;è infine chi ricorda che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1993_in_Italia#Finanziamento_pubblico_dei_partiti">abbiamo già votato per un referendum</a> in cui veniva abolita la regolamentazione per il finanziamento ai partiti. Mi auguro che questo argomento non sia tirato in ballo per confermare l&#8217;opportunità dell&#8217;abolizione: sarebbe come sostenere che gli italiani quando votano non sbagliano mai e spero nessuno sostenga questa tesi. Al limite può essere un argomento per sostenere che il referendum, così come strutturato nel nostro sistema istituzionale, non tutela l&#8217;intenzione dell&#8217;elettore, ma mi viene polemicamente da complimentarmi con chi scopre ciò dopo una quarantina d&#8217;anni di referendum, quando anche le pietre (ma Di Pietro <a href="http://www.asca.it/news-Corruzione__Di_Pietro__da_sabato_firme_contro_finanziamento_partiti-1146231-POL.html">evidentemente no</a>) dovrebbero aver capito che dare una veste consultiva ad un referendum, che la nostra Costituzione prevede solo in forma abrogativa, è una pagliacciata. Con questo principio abbiamo dovuto votare due volte contro il nucleare, abbiamo votato per l&#8217;abolizione di alcuni ministeri che ci siamo poi ritrovati sotto diversa forma, abbiamo votato per una legge elettorale maggioritaria per ritrovarci di nuovo il proporzionale. Ci siamo perfino pronunciati quasi all&#8217;unanimità per l&#8217;abolizione della caccia senza alcun effetto nemmeno formale a causa del mancato raggiungimento del quorum. Il problema di sempre è che formalmente chi vota per l&#8217;abolizione di una norma vigente si oppone semplicemente a quella norma, senza indicare sulla scheda se sostituirla o meno e, nel caso, come. Questo vale per tutti i referendum ed è esercizio fatuo quello di lamentarcene solo quando a posteriori la cosa non ci piace, chiediamo piuttosto con forza la modifica dello strumento referendario, ma questo è un altro discorso che mi porterebbe fuori tema.<br />
Uno dei più usati espedienti di chi fustighi i costumi del nostro paese è ricorrere ad un  confronto con quel che succede &#8220;nelle democrazie avanzate&#8221;. In questo caso però <a href="http://www.ilpost.it/2012/04/16/i-fondi-pubblici-ai-partiti-nel-mondo/">il  quadro</a> è impietoso con i fustigatori del finanziamento pubblico ai  partiti. Faccio un breve elenco dei paesi in cui non sono previsti  in alcuna forma finanziamenti ai partiti: Venezuela, Bolivia, Ucraina, Bielorussia,  Iran, Iraq, Pakistan, Azerbaijan, Afghanistan, Myanmar, Kirghizistan,  Indonesia, Mauritania e non cito gli altri ma vi assicuro che sono tutti paesi  dell&#8217;Africa centrale. Non vorrei sembrare animato da pregiudizi ma  pensare che questi paesi possano farci da modello mi pare audace. In  Francia, Spagna, Austria, Portogallo addirittura è previsto sia il  rimborso elettorale, come da noi, sia un finanziamento annuo  addizionale. Sono proprio tutti pazzi? O forse semplicemente sono  consapevoli che sia fondamentale rendere i partiti politici il meno  possibile influenzabili da interessi economici o clientelari e il modo  migliore dal punto di vista finanziario (almeno tra quanti sperimentati  finora) per farlo è proprio di finanziarne l&#8217;attività con i soldi di  tutti anziché con i soldi di qualcuno.<br />
Insomma, non vorrei fare da avvocato difensore della partitocrazia. Il sistema dei partiti è quanto di più discutibile esista e sarei del tutto favorevole a fare dei partiti una casa di vetro, del tutto trasparente rispetto a bilanci e altre dinamiche interne. Altra cosa è invece lasciare questo sistema in balia del finanziatore più spregiudicato, in una continua asta a chi offre di più per avere protezioni e privilegi. Di protezioni e privilegi in Italia ne abbiamo già più che a sufficienza.</p>
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		<title>Lo scranno troppo alto dell&#8217;intellettuale</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 21:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[L'Italia nuda come sempre]]></category>

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		<category><![CDATA[teoria della comunicazione a due flussi]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli anni &#8216;40 e &#8216;50 una serie di studi, partiti da quello sulla formazione delle opinioni in occasione della campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti del 1940, portò Paul Felix Lazarsfeld e Elihu Katz  a teorizzare, nell&#8217;ambito della cosiddetta teoria della comunicazione a due flussi, il concetto di Opinion Leader. Era un concetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Lazarsfeld.jpg" title="Paul Felix Lazarsfeld"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/220px-lazarsfeld.jpg" class="floatright" alt="220px-lazarsfeld.jpg" width="150" /></a>Negli anni &#8216;40 e &#8216;50 una serie di studi, partiti da quello sulla formazione delle opinioni in occasione della campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti del 1940, portò Paul Felix Lazarsfeld e Elihu Katz  a teorizzare, nell&#8217;ambito della cosiddetta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Two-step_flow_of_communication">teoria della comunicazione a due flussi</a>, il concetto di Opinion Leader. Era un concetto diverso da quello a cui associamo oggi questo termine, anche perché quella era una società poco mediatizzata in cui la televisione muoveva solo i primi passi. L&#8217;opinion leader di Lazarsfeld e Katz le opinioni le guidava ancora attraverso il contatto faccia-a-faccia, con questo termine infatti si intendeva quel membro di una comunità che, in ragione di una autorevolezza acquisita per meriti vari, ma quasi sempre una volta per tutte, aveva il potere di influenzare le opinioni degli altri. Poteva essere il frequentatore abituale di un bar, il barbiere, il postino, ma Lazarsfeld aveva scoperto che la maggior parte delle persone non si formavano opinioni direttamente ascoltando la radio o leggendo i giornali, ma ascoltando la lettura che di quegli eventi dava una o più persone di loro fiducia. La società della comunicazione, nella convinzione di molti, ha spazzato via questo modello, vi è la convinzione diffusa che oggi non sia più così, che le persone ascoltino alla televisione Santoro o Ferrara, Gad Lerner o Vespa, mentre argomentano su questo o quello, e si facciano la propria idea, magari attraverso il filtro di loro convinzioni profonde ma senza altri mediatori. E invece ho proprio l&#8217;impressione non sia così per tutti: che molte, moltissime persone ancora sentano il bisogno di qualcuno che sentono pari a loro, di cui si fidano, che li aiuti a decodificare tutta questa mole di informazioni nella quale altrimenti si perdono, alla ricerca inutile di una lettura che possa permettere loro di formarsi un&#8217;opinione e quindi di assumere una posizione. L&#8217;abilità di Emilio Fede era manifestamente nell&#8217;interpretare questo ruolo sebbene dal trono televisivo: non si presentava come colui che raccontava al popolo una verità, come colui che li imboniva con teorie sottili e con ragionamenti fini. Si presentava con l&#8217;aria smarrita che era la stessa delle persone a cui si rivolgeva e con un levare di sopracciglia, con un dar di spallucce e un allargar di braccia, comunicava al pubblico di essere uno di loro che, a forza di sentire le notizie e di riordinare le idee, aveva scoperto che forse una spiegazione c&#8217;era e attingendo a piene mani al senso comune la elargiva, manifestando lo stesso atteggiamento del barbiere che dà un momento di riposo al rasoio per spiegarti che Del Piero andrà a giocare in Brasile o del barista che, mentre sciacqua i bicchieri, ti spiega che Monti sarà il prossimo Presidente della Repubblica. La spiegazione magari fa razionalmente acqua da tutte le parti, ma il pubblico ormai non si fa più domande perché ormai di Fede si fida. Non importa che il 70 magari l&#8217;80% degli italiani ridessero dietro a Fede, c&#8217;era quel 20% che di lui si fidava ed era pronto a seguirlo su qualunque interpretazione desse della realtà.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/scimmia.jpeg" title="Scimmia"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/scimmia.jpeg" class="floatright" alt="scimmia.jpeg" width="150" /></a>Scoprire, <a href="http://leonardo.comunita.unita.it/2012/04/03/emilio-fede-non-era-un-pagliaccio/#1">grazie a Leonardo</a>, che a molti intellettuali questo aspetto del fenomeno TG4 era del tutto sfuggito, mi ha suggerito la possibilità che anche fini teste pensanti facciano l&#8217;errore che fa qualunque persona malaccorta che guardi fuori dalla finestra e veda il cielo nuvolo, ma lasci lo stesso a casa l&#8217;ombrello perché le previsioni danno bel tempo. Una tendenza generale non copre tutti i casi, il fatto che la società scopra nuovi modelli e si orienti verso di essi non significa che ci siano sacche anche molto estese che vanno in direzione contraria. Gli intellettuali in questione evidentemente  non si sono mai accorti che un venti percento dell&#8217;elettorato viveva ancora nell&#8217;epoca di Mike Bongiorno e lasciava quindi con fiducia che Fede guidasse la loro mano sulla scheda elettorale; quegli intellettuali fanno parte della stessa categoria di coloro che sostengono che nuove linee di trasporto non servono perché oggi si viaggia sulle autostrade digitali, tranne scoprire che i viaggi di lavoro all&#8217;estero <a href="http://www.ontit.it/opencms/opencms/ont/it/stampa/in_evidenza/Riparte_il_turismo_d_affari_italiano_preferite_le_mete_estere">crescono</a> anche in periodo di crisi, sono gli stessi che dicono che ormai la spesa si fa solo online, tranne scoprire che i centri commerciali nascono come funghi e quando nascono sono regolarmente travolti da invasioni bibliche di clienti assetati di shopping. Sono delle avanguardie che sono talmente avanti da aver perso di vista la retroguardia, sono persone che a forza di concentrare lo sguardo su uno spicchio della realtà, quello più interessante e dinamico, si dimenticano che esiste tutto il resto: eppure la parte numericamente preponderante di una società è quella che va a rimorchio e che spesso fa da freno a tutto il resto, specialmente quando ci dimentichiamo di lei.<br />
Non voglio sembrare troppo impietoso con costoro: ci sbagliamo tutti, quante volte ci sorprendiamo a scoprire che ci sono persone che non hanno la carta di credito, che non hanno un conto corrente bancario, che non si sono mai collegate con Internet e così via? Almeno però non siamo considerati dei <em>maitre a penser</em> dei nostri tempi e quindi ci sentiamo un po&#8217; più giustificati nel nostro errore.<br />
Alla fine poi scopri che uno di quelli che consideravano Fede solo una figura folcloristica è Cacciari che è lo stesso che <a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=1093">si diceva annoiato</a> delle piccolezze di cui aveva dovuto occuparsi quando era stato Sindaco di Venezia. A questo punto tutto torna e ti rendi conto che quando la cecità dell&#8217;intellettuale si spinge a questi estremi può essere considerata una malattia che, visto l&#8217;ascendente che alcuni di questi personaggi hanno sull&#8217;opinione pubblica, presenta anche fortissimi rischi epidemici.</p>
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		<title>Due colpi con la mano</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 21:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il bianco e il nero sulla pelle]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è una norma del regolamento del calcio che prevede la punizione con l&#8217;espulsione per chi manifesta disapprovazione in modo plateale per le decisioni dell&#8217;arbitro. Un esempio nella casistica di questa circostanza è l&#8217;appluadire ironicamente il direttore di gara. Questo vuol dire che applaudire l&#8217;arbitro significa garantirsi in modo pressoché automatica l&#8217;espulsione. Successe già qualche anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una norma del regolamento del calcio che prevede la punizione con l&#8217;espulsione per chi manifesta disapprovazione in modo plateale per le decisioni dell&#8217;arbitro. Un esempio nella casistica di questa circostanza è l&#8217;appluadire ironicamente il direttore di gara. Questo vuol dire che applaudire l&#8217;arbitro significa garantirsi in modo pressoché automatica l&#8217;espulsione. <a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=672">Successe già qualche anno fa</a> in un derby milanese al nerazzurro Sneijder.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/reja.jpeg" title="reja.jpeg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2012/04/reja.jpeg" class="floatright" alt="reja.jpeg" width="200" /></a>E&#8217; successo che Mercoledì sera l&#8217;allenatore della Lazio, all&#8217;espulsione decretata dall&#8217;arbitro di un suo giocatore, si sia alzato dalla panchina e abbia applaudito ironicamente il direttore di gara Damato, obbligandolo alla decisione di allontamento nei suoi confronti. Sembrava una decisione ovvia e scontata senonché dopo la partita l&#8217;allenatore laziale, forse in cerca di alibi per una partita giocata pessimamente dai suoi, si sentiva in dovere di attaccare l&#8217;arbitro, benché di ragioni ne avesse in effetti pochine. Lo faceva però con una disonestà talmente ingenua da far quasi tenerezza. In particolare parlando dell&#8217;applauso che gli è costata l&#8217;espulsione avrebbe potuto dire ad esempio che il gesto non era rivolto all&#8217;arbitro ma era un incoraggiamento per i suoi, oppure che esprimeva uno sportivissimo consenso per la decisione arbitrale o qualunque altra fregnaccia un po&#8217; più credibile. Ho trovato esilarante invece che abbia cercato di minimizzare il suo gesto e accusare l&#8217;arbitro di eccessiva severità descrivendo così il suo gesto: <a href="http://www.tuttomercatoweb.com/lazio/?action=read&amp;idnet=bGFsYXppb3NpYW1vbm9pLml0LTI1MDc4">&#8220;<em>Ho fatto solo due colpi con la mano</em>&#8220;</a>. Verrebbe quasi da dargli ragione, non fosse l&#8217;espressione &#8220;fare due colpi con la mano&#8221; corrisponde ad una gestualità il cui unico senso che mi sentirei di ipotizzare è appunto quello di un applauso.<br />
Siamo pur sempre il paese di chi si vede comprare o ristutturare casa <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-successo-a-mia-insaputa/2177811">a sua insaputa</a>. Il calcio non manca mai di seguire a ruota il peggio della nostra vita pubblica&#8230;</p>
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