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	<title>Il colore del grano</title>
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	<description>Questo è il mio blog, benvenuto</description>
	<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 12:45:09 +0000</pubDate>
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		<title>Meglio tardi che mai</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 19:57:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Ottobre del 2000 il Piemonte veniva travolto dall&#8217;alluvione, il secondo in pochi anni (il precedente era stato nel 1994). Chi ha attraversato quegli eventi ha il proprio vissuto, magari delle immagini che non può dimenticare nella sua memoria. Io ricordo ad esempio la supestrada Torino-Chivasso ridotta ad un lembo di terra in mezzo ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;Ottobre del 2000 il Piemonte veniva travolto dall&#8217;alluvione, il secondo in pochi anni (il precedente era stato nel 1994). Chi ha attraversato quegli eventi ha il proprio vissuto, magari delle immagini che non può dimenticare nella sua memoria. Io ricordo ad esempio la supestrada Torino-Chivasso ridotta ad un lembo di terra in mezzo ad un mare d&#8217;acqua ed io a sperare che l&#8217;auto mi conducesse il più rapidamente possibile a casa.<br />
Qualche altra traccia di quegli eventi, in questo caso materiale, è però rimasta fino ad oggi a ricordarci quei giorni, ma soprattutto l&#8217;immobilismo imperante nel nostro paese. Una di quelle era, fino a poche settimane orsono, il ponte ferroviario della linea Torino-Aosta sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiusella">Chiusella</a>, torrente che sorge dal Monte Marzo, al confine tra Piemonte e Val d&#8217;Aosta, e scorre nella valle omonima fino a buttarsi nella Dora Baltea vicino ad Ivrea.<br />
<a href="http://www.roby4061.it/alluvione2000/fotoandreamiola/all_10_00_images2.html" title="strambino2ott2000frceroneponteferrto-aosuchiusella.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/strambino2ott2000frceroneponteferrto-aosuchiusella.jpg" class="floatright" alt="strambino2ott2000frceroneponteferrto-aosuchiusella.jpg" width="200" /></a> Nel 2000 il ponte fu spazzato via dall&#8217;impeto della piena. Poi, dopo lunghi mesi di interruzione, la linea ferroviaria fu ripristinata con un ponte provvisorio che obbligava il treno ad attraversare il pur modesto corso d&#8217;acqua quasi a passo d&#8217;uomo. Che in Italia non ci sia niente di più duraturo del provvisorio non c&#8217;è bisogno di ribadirlo, sta di fatto che il ponte &#8220;provvisorio&#8221; è rimasto in piedi per nove lunghi anni prima che <a href="http://digilander.libero.it/aufchivassoaosta/NEWS/Articolo%20Stampa%2015-11-2009.pdf">ci si decidesse</a> a ricostruirlo, programmando i lavori per l&#8217;estate in corso. Giusto oggi è stata <a href="http://www.12vda.it/attualita/7157-conclusi-i-lavori-del-nuovo-ponte-sul-chiusella-la-linea-ferroviaria-aosta-chivasso-di-nuovo-operativa.html">ripristinata</a> la linea e finalmente il treno dovrebbe riprendere il suo corso consueto, peraltro su una delle linee ferroviarie più <a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/231042/">inefficienti</a> ed antiquate del Nord Italia.<br />
I NO-TAV giustificano la loro posizione con diffenti argomenti, alcuni dei quali, almeno dal mio punto di vista, assai poco condivisibili. Quello però che trovo più convincente è proprio l&#8217;anacronismo di una linea superveloce che attraversi un paese che ha una rete ferroviaria da terzo mondo. Se non ci saranno <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/08/01/news/la_val_d_aosta_punta_all_alta_velocit-5995283/">svolte</a> che francamente trovo improbabili, la probabilità che quando la linea Torino-Lyon sarà attiva, dal capoluogo piemontese ci vorrà meno tempo per raggiungere Lyon che per raggiungere Ivrea mi pare tanto ridicola quanto tristemente realistica.</p>
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		<title>La democrazia della paura</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 06:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Nello strappo dell&#8217;estate tra Fini e Berlusconi, che ha riempito notiziari e televisioni, c&#8217;è una cosa che mi ha in fondo meravigliato, nessuno o pochissimi sembrano stupirsi di come nella testa di molte persone gli eventi sembrino completamente ribaltati rispetto alla realtà. Ripercorriamo gli eventi: Fini da mesi andava sostenendo, come è d&#8217;altra parte evidente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nello strappo dell&#8217;estate tra Fini e Berlusconi, che ha riempito notiziari e televisioni, c&#8217;è una cosa che mi ha in fondo meravigliato, nessuno o pochissimi sembrano stupirsi di come nella testa di molte persone gli eventi sembrino completamente ribaltati rispetto alla realtà. Ripercorriamo gli eventi: Fini da mesi andava sostenendo, come è d&#8217;altra parte evidente, che molte delle cose che la maggioranza stava sfornando, non facevano parte del programma di governo e quindi avrebbero dovuto quantomeno essere oggetto di discussione e negoziazione all&#8217;interno del partito, e sicuramente non avrebbero dovuto essere, com&#8217;erano invece, prioritarie su ciò che l&#8217;esecutivo si era impegnato a fare. Non entro nel merito della genuinità della denuncia di Fini, che può anche essere puramente pretestuosa e legata a sue ambizioni personali, ma si può dire, con una decisa ma accettabile semplificazione, che si trattava di una difesa di chi aveva votato per il PdL approvando un programma che veniva del tutto disatteso. A forza di ripetere questa critica, Fini si è trovato espulso dal partito. La cosa che in un&#8217;analisi puramente razionale è da considerarsi sorprendente è che la stragrande maggioranza degli elettori del PdL (quelli che avevano votato un programma che veniva disatteso e di cui Fini si ergeva a difensore) diano ragione nella vicenda a Berlusconi e arrivino a considerare Fini un semplice traditore. Può non essere superfluo chiedersi come nasce questa apparente incoerenza.<br />
Solitamente l&#8217;incoerenza in politica nasce negli individui dalla tendenza a professare convinzioni che sono diverse da ciò che davvero si pensa intimamente: qualche volta questa doppia morale è totalmente conscia, altre lo è solo parzialmente, ma indipendentemente da ciò si determina comunque molto spesso nelle persone una &#8220;morale pubblica&#8221; e una &#8220;morale intima&#8221;. Il giudizio positivo o negativo su un personaggio o un evento dipende pressoché interamente dalla &#8220;morale intima&#8221;, dopodiché l&#8217;individuo è chiamato a trovare una coerenza tra tale giudizio e la &#8220;morale pubblica&#8221;, cosa che ovviamente non sempre riesce a fare efficacemente, ma anche laddove la coerenza traballi ciò non intacca la solidità delle sue convinzioni, appunto perché si tratta solo di una facciata dietro alla quale si nasconde altro.<br />
Il problema di fondo è che nel nostro paese la maggior parte delle persone, di destra come di sinistra, non vedono le coalizioni politiche come due possibili alternative al governo del paese tra le quali scegliere di volta in volta, ma come due fazioni in lotta tra le quali è necessario scegliere stabilmente un fronte. Dal momento in cui si è scelto il fronte ciò che conta davvero, nelle viscere degli individui, è fare in modo che il fronte rivale non vinca. Questa è la battaglia che l&#8217;individuo sposa, il buon governo del paese c&#8217;entra solo marginalmente. Si tratta di un fenomeno tipicamente italiano ma tuttaltro che tipico della destra: anche a sinistra ci sono moltissimi elettori che vedono le cose allo stesso modo.<br />
La visione di molti elettori del PdL in questi giorni è quindi che i problemi sollevati da Fini erano secondari rispetto all&#8217;esigenza primaria di mantenere gli equilibri tra maggioranza e opposizione invariati e garantire quindi la conservazione della maggioranza di governo il più a lungo possibile. Ovviamente tutto ciò è più o meno inconfessabile perché i modelli di democrazia anglosassoni non lo prevedono, ma rimane la motivazione fondamentale del posizionamento rispetto alla vicenda, per quanto più o meno clandestina.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/democristiana.jpg" title="democristiana.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/democristiana.jpg" class="floatright" alt="democristiana.jpg" width="200" /></a>Cosa c&#8217;è di male in questo atteggiamento? C&#8217;è di male intanto il fatto che sposare una fazione significa cancellare ogni senso critico, significa confermare governi inefficienti e politici corrotti pur di non rischiare la vittoria della fazione opposta, anche (per non dire principalmente) per questo l&#8217;Italia ha una classe politica così statica e sclerotizzata e anche così inefficiente. C&#8217;è inoltre di male che, come stiamo vedendo in questi mesi, e come si vede spesso in fase di genesi delle dittature, la paura della vittoria dell&#8217;altra fazione è più forte della paura di perdere pezzi di democrazia e di libertà e questo atteggiamento espone alla progressiva concentrazione del potere in poche mani, indipendentemente dal fatto che questo si attui in sistemi dittatoriali manifesti o in quella che si definisce spesso oggi una dittatura dolce (ovvero un sistema in cui sopravvivono i simulacri della democrazia ma in cui il potere è così accentrato da rendere impossibile ogni influenza dei cittadini sulla cosa pubblica).<br />
Il risultato è, anche nella migliore delle ipotesi, una democrazia della paura, la paura dell&#8217;altro, la paura che vinca e distrugga chi non lo ha appoggiato. In Italia viviamo questo genere di democrazia dal 1948 (i cui slogan non a caso riecheggiano ancora adesso in alcuni discorsi di Berlusconi), sono passati 62 anni e la guerra fredda è finita da una quarantina: forse sarebbe ora di provare a guardare avanti. Ce la faremo?</p>
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		<title>Risvegli</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 06:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Immaginiamo di sentire la notizia che da qualche parte nel mondo un pluricondannato per Mafia sia inopinatamente stato chiamato a presentare in pubblico un suo libro che, giusto per non farsi mancare nulla, è un falso diario di un ex-dittatore, verso il quale il personaggio in questione non ha mai nascosto una grossa ammirazione. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginiamo di sentire la notizia che da qualche parte nel mondo un pluricondannato per Mafia sia inopinatamente stato chiamato a presentare in pubblico un suo libro che, giusto per non farsi mancare nulla, è un falso diario di un ex-dittatore, verso il quale il personaggio in questione non ha mai nascosto una grossa ammirazione. Se scoprissimo che alcuni abitanti del luogo sono andati a protestare contro l&#8217;evento nessuno credo si stupirebbe, anzi la maggior parte di noi lo troverebbero scontato e non potrebbero che condividere l&#8217;indignazione che la cosa ha suscitato. Il fatto che in Italia, quando ciò <a href="http://www.youtube.com/watch?gl=IT&amp;v=J1pa_gfyeLk">accade</a>, come giorni fa a Como, la cosa faccia così notizia è legata sicuramente ad una qualche anomalia, ma forse l&#8217;anomalia italiana non è che un pluricondannato per mafia sia disturbato da una folla inviperita mentre si accinge a parlare in pubblico, ma che un pluricondannato per mafia sia senatore della repubblica.<br />
Tutto ciò premesso non posso ora che rallegrarmi del fatto che per una quantità apprezzabile di persone un pluricondannato per mafia resti tale anche se è senatore e il fatto che gli sia consentito di parlare in pubblico sia fonte di fastidio.  Non voglio con ciò necessariamente condividere il modo di protestare, giacché ritengo che  l&#8217;impedire a qualcuno di parlare, che sia Dell&#8217;Utri, che sia <a href="http://www.youtube.com/watch?v=se5MxkNDOig&amp;feature=channel">Schifani</a> o  chi altro, non abbia molto a che fare con il principio di libertà di espressione alla base dei valori democratici. Ma l&#8217;idea che l&#8217;opinione pubblica abbia ripreso a far funzionare un proprio filtro di valori, che abbia ripreso a indignarsi, a scandalizzarsi, è un buon segno, un segno che forse attorno a noi qualcosa si sta risvegliando. Che poi in Italia chi ci governa debba sempre arrivare alla <a href="http://www.youtube.com/watch?v=MV8Wk9bB9BA">contestazione di piazza</a> per capire che è ora di andarsene a casa, è un&#8217;altra delle anomalie italiane&#8230;</p>
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		<title>La calda estate del Direttor Marotta</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 20:59:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; giunta alla conclusione la campagna acquisti estiva e con essa la prima estate da Direttore Generale del Settore Tecnico della Juve di Beppe Marotta. Deve esser stata un&#8217;estate difficile, passata tra mille trattative aperte da un punto all&#8217;altro dell&#8217;Europa e non deve essere piacevole dopo un&#8217;estate così ritrovarsi bersaglio di ogni genere di contumelie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; giunta alla conclusione la campagna acquisti estiva e con essa la prima estate da Direttore Generale del Settore Tecnico della Juve di Beppe Marotta. Deve esser stata un&#8217;estate difficile, passata tra mille trattative aperte da un punto all&#8217;altro dell&#8217;Europa e non deve essere piacevole dopo un&#8217;estate così ritrovarsi bersaglio di ogni genere di contumelie su forum di tifosi ma così è.<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/giuseppemarotta.jpg" title="giuseppemarotta.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/giuseppemarotta.jpg" class="floatright" alt="giuseppemarotta.jpg" /></a>Cosa è successo in definitiva e perché? Sicuramente si è trattato di un&#8217;autentica rivoluzione: 13 cessioni (di cui 3 rescissioni) e 11 acquisti. Praticamente la Juve di quest&#8217;anno potrebbe andare in campo con una squadra interamente composta di nuovi giocatori. La caratteristica forse più curiosa è stata quella di una campagna acquisti a due ondate: la prima a Giugno con l&#8217;acquisto di una base di giocatori per poter coprire le falle più grosse ma per avere comunque una sufficiente continuità con il passato da garantirsi il passaggio senza patemi dei turni preliminari di Europa League, la seconda a fine Agosto per completare la rivoluzione senza più rischiare &#8220;danni permamenti&#8221;. Un&#8217;altra caratteristica di questa campagna acquisti è stata l&#8217;allergia per i grandi nomi, l&#8217;unico nome di grido che sia finito sulla agenda di Marotta è stato il centravanti bosniaco Dzeko, abbandonato per le richieste esose del Wolfsburg, per il resto giocatori di media qualità o, come Aquilani, in condizioni atletiche tutte da verificare. Un ultimo elemento caratterizzante è stato poi il risparmio: avere puntato molto sulla formula del prestito con diritto di riscatto ha bloccato a poco più di 16 milioni il bilancio negativo del mercato, se poi si conta il risparmio ingente che si è avuto in termini di ingaggi (23 milioni) si arriva addirittura ad un <a href="http://www.uccellinodidelpiero.com/analisi-calciomercato1-le-prospettive-tecnico-tattiche-e-non-solo-alla-fine-del-calciomercato/">bilancio in attivo di 7 milioni</a>.<br />
Una delle domande più frequenti tra il  popolo bianco e nero in questi giorni è proprio: era necessaria una rivoluzione, anche tenendo conto  del fatto che il budget era limitato? Questa è una squadra che due anni  fa è arrivata seconda in Campionato e negli ottavi in Champions  eliminata solo dal Chelsea, dopo aver battuto due volte il Real Madrid. E&#8217; una squadra che, prima che il numero di  infortuni battesse ogni record, era ancora in lizza per lo scudetto.  Tutti ricordano la delusione di Melo ma non dimentichiamoci che Caceres,  quando la pubalgia lo ha lasciato tranquillo, ha giganteggiato, non  dimentichiamoci che Candreva, arrivato a Gennaio in prestito, ha destato  un&#8217;ottima impressione pur in una squadra allo sbando, non  dimentichiamoci che Giovinco ha avuto tutto sommato poco spazio per  dimostrare il suo valore, non dimentichiamoci soprattutto che Diego, da  alcuni indicato come il capro espiatorio delle sventure dello scorso  anno, è stato uno dei migliori assistmen dello scorso Campionato di  Serie A. In sostanza la sensazione che si sia ceduto alla tentazione di  buttar via il bambino con l&#8217;acqua sporca. La scelta della campagna acquisti a due ondate è stata sicuramente legata alla necessità di tenere in caldo quelli che sarebbero potuti essere decisivi per il raggiungimento della fase a gironi di Coppa Europa ma per cui poi si prevedeva una cessione, è il caso in particolare di Diego che <a href="http://www.tuttojuve.com/?action=read&amp;idnotizia=28755">non ha nascosto</a> la sua irritazione, comprensibile, per aver prima ricevuto rassicurazione sulla sua conferma ed esser stato poi ceduto. Dopo la vittoria di Graz, che ha messo al sicuro la qualificazione in Europa, è scattata la fase 2 e nuovi arrivi e partenze si sono succeduti a ritmo incalzante. La trasferta di Bari però ha dimostrato i rischi di presentarsi alla linea di partenza del Campionato con una squadra mai provata prima. Potrebbe essere un rischio accettabile in un altro contesto, ma un ambiente esasperato come quello juventino saprebbe gestire una partenza tutta in salita? Cosa succederà se il prossimo impegno casalingo contro la Samp dovesse costituire un nuovo insuccesso? In ogni caso anche gli ultimi arrivi hanno confermato la scelta, in centrocampo e attacco, di mirare molto su cursori, incontristi e attaccanti da area di rigore e poco su qualità e piedi buoni. E qui si pone un altro problema su cui si arrovellano i tifosi: è una scelta &#8220;da Juve&#8221;? E&#8217; abbastanza evidente che, a differenza dei predecessori, alla coppia Marotta-Agnelli non passa neanche per il cervello che si possa vincere il Campionato. L&#8217;obiettivo è accodarsi al trio Inter-Roma-Milan e racimolare il quarto posto, giocandosi poi l&#8217;ammissione alla Champions nel preliminare. Partendo da questo presupposto, secondo l&#8217;approccio adottato da Marotta, meglio una squadra ben equilibrata in ogni reparto (ed anche nell&#8217;area ingaggi&#8230;) piuttosto che spendere per portare o tenere (nel caso di Diego) piedi buoni, col rischio di una squadra squilibrata ed un potenziale nuovo fallimento. Siamo sicuri però che una squadra di giocatori volenterosi ma scarsi potrà trovare il favore di un pubblico così esigente come quello juventino? Non dimenticherei che fine ha fatto un giocatore grezzo ma utilissimo come Molinaro, finito allo Stoccarda, benché offrisse un rendimento immensamente più elevato del concorrente De Ceglie. Al di là della specificità del contesto &#8220;Göba&#8221; c&#8217;è poi un altro tema più generale: una squadra di calcio per essere capace di far male agli avversari in ogni situazione, ha bisogno di un uomo che sia in grado di saltare l&#8217;avversario, di dare incisività al gioco in verticale, di tenere sottopressione gli avversari quando entra in possesso di palla. Non cito nemmeno le candidate ai primi tre posti, ma basti pensare alla Samp che ha Cassano, al Napoli che ha Lavezzi, alla Fiorentina che ha Jovetic. Noi abbiamo Del Piero che però ha 36 anni. Nel caso poi in cui a fine stagione si ritorni in Champions, quanto costerà recuperare la qualità, a quel punto necessaria per essere competitivi anche in quel contesto? Checché se ne pensi Diego era costato alla Juve relativamente poco, quando fu prelevato dal Werder; un giocatore del suo livello difficilmente lo potremo ricomprare per meno di 25 milioni. Il massiccio ricorso a prestiti potrebbe preludere ad una nuova rivoluzione l&#8217;anno prossimo ma sarebbe un grosso rischio vista la probabilità il prossimo anno di dover ricorrere ai preliminari per entrare in Coppa Campioni e quindi la necessità di essere competitivi da subito. In definitiva il dubbio di fondo che sorge è: se davvero c&#8217;è un <a href="http://www.lastampa.it/sport/cmssezioni/quijuve/201004articoli/26600girata.asp">budget di 80 milioni</a> in tre anni per il rilancio della Juve, non valeva la pena di rinforzare un po&#8217; l&#8217;investimento su questa stagione anziché rinviare tutto alla prossima con rischi concreti di rimanere fuori dalla Champions anche nel 2011-12?<br />
Sono tutti dubbi che lasciano molto inquieto il mondo juventino. La certezza continua fortunatamente ad essere che la Juve è la squadra di gran lunga più amata dagli italiani. Riusciremo a dilapidare anche questo capitale? Speriamo proprio di no.</p>
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		<title>Un&#8217;altra via per l&#8217;auto</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 09:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni di serrato dibattito intorno ai temi del lavoro e  soprattutto al braccio di ferro che Marchionne ha lanciato su Pomigliano  e sta continuando su Melfi, c&#8217;è un senso più o meno nascosto dietro alle  tante cose che si dicono e scrivono sul tema. L&#8217;idea dominante è che oggi ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni di serrato dibattito intorno ai temi del lavoro e  soprattutto al braccio di ferro che Marchionne ha lanciato su Pomigliano  e sta continuando su Melfi, c&#8217;è un senso più o meno nascosto dietro alle  tante cose che si dicono e scrivono sul tema. L&#8217;idea dominante è che oggi ci troviamo a competere con paesi nei quali non ci sono garanzie sindacali, non ci sono norme di sicurezza sul lavoro e quindi la soluzione più facile per poter competere è che ci adeguiamo, facendo qualche passo indietro in materia. C&#8217;è però un dubbio che è legittimo avere: possibile che la fuga in avanti che la società occidentale ha compiuto in questi anni ha lasciato così poche tracce ed insegnamenti da indurci a fare semplicemente inversione di marcia e tornare indietro ad un passato dal quale chi ci ha preceduto era faticosamente riuscito a fuggire? La società del benessere è stata un&#8217;esperienza così priva di spunti da indurci a tornare senza esitazioni a quando gli orari di lavoro erano massacranti, le tutele per chi si ammalava erano minime, il bilancio tra vita privata e vita lavorativa pendeva a favore della seconda?<br />
<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/berlin-2006-108.jpg" title="berlin-2006-108.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/09/berlin-2006-108.jpg" class="floatright" alt="berlin-2006-108.jpg" width="200" /></a>In realtà ci sono aree del mondo in cui sono successe cose che forse val la pena di tenere a mente e che forse aprono altre strade possibili. Una di quelle è sicuramente la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Co-determination">Mitbestimmung</a>, ovvero il modello tedesco di condivisione della gestione dell&#8217;azienda tra direzione societaria e dipendenti, rappresentati dai sindacati. Sostanzialmente i rappresentanti dei sindacati siedono insieme ai direttori laddove si decidono le scelte strategiche dell&#8217;azienda che condividono nel bene e nel male, da un lato assumendosi in prima persona la responsabilità di decisioni magari popolari ma dannose all&#8217;azienda, dall&#8217;altro portando, direttamente là dove si decide, le istanze dei lavoratori che spesso il management aziendale non conosce né comprende. Scopriamo che, con questo modello, la Volkswagen è l&#8217;azienda automobilistica europea che meglio ha reagito alla crisi e soprattutto che ha mantenuto una fetta più alta della produzione in patria. La Mitbestimmung ha infatti consentito all&#8217;azienda di fare pesanti tagli agli stipendi e allungamenti altrettanto pesanti agli orari di lavoro durante i periodi di crisi, ben sapendo che, come nel passato avvenne, non si dimenticherà di ricompensare i sacrifici quando le condizioni del mercato saranno tornate al bel tempo. Questo perché il modello di gestione ha creato un rapporto fiduciario tra azienda e dipendenti che è molto raro dalle nostre parti.<br />
Qui viene però l&#8217;obiezione finale: è possibile in un contesto come quello italiano in cui, in ogni tipo di relazione sociale, la lite è il mezzo di comunicazione più abituale, importare un modello nel quale manager e sindacati si siedono e prendono decisioni insieme? Non sarà sicuramente facile ma così nel lavoro come in altri ambiti (ad esempio quello politico) la trasformazione delle modalità con cui si svolgono i rapporti sociali in Italia è un passo obbligato che dovremo compiere per evitare di diventare il fanalino di coda dell&#8217;Europa del futuro.</p>
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		<title>La malinconia dell&#8217;esordio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 18:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per il tifoso di calcio c&#8217;è un&#8217;emozione particolare nell&#8217;esordio stagionale in partita ufficiale in casa. E&#8217; come se la creatura che si è formata nella sua fantasia durante la campagna acquisti estiva improvvisamente prendesse forma, al di fuori e al di là delle passarelle amichevoli di Agosto. La grancassa dei giornali ha abbondantemente fatto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per il tifoso di calcio c&#8217;è un&#8217;emozione particolare nell&#8217;esordio stagionale in partita ufficiale in casa. E&#8217; come se la creatura che si è formata nella sua fantasia durante la campagna acquisti estiva improvvisamente prendesse forma, al di fuori e al di là delle passarelle amichevoli di Agosto. La grancassa dei giornali ha abbondantemente fatto la sua parte, spacciando mezze figure per fenomeni e convincendoti che quella che hai di fronte a te sarà un&#8217;annata gloriosa. Tu hai ancora per i tuoi paladini quelle candide attese ancora non sozzate dalle piccoli o grandi delusioni della stagione. Per questo esordi come quello della Juve di Giovedì sera contro lo Sturm Graz sono emozioni che il tifoso adora. E&#8217; stato un vero peccato quindi che quest&#8217;anno quest&#8217;emozione sia stata velata dalla strana vicenda Diego che ha portato inopinatamente il miglior giocatore della squadra a Wolfsburg, questo a tre giorni dall&#8217;inizio del Campionato e pochi giorni dopo che Delneri si era espresso su di lui facendo capire che il brasiliano era indispensabile al gioco della Juve.<br />
Questo velo sembrava pesare ancor più sulla squadra che, perso il giocatore attorno al quale ruotava, pareva aver smarrito il suo centro ed essere incapace di dare ordine al gioco. Melo e Sissoko parevano due orfanelli alla ricerca di qualcuno a cui affidare il pallone che non era certo Martinez, costantemente impreciso. Il solo Pepe pareva incisivo e autorevole ma ancora troppo impreciso per poter far male. Così erano gli austriaci a farsi vivi dalle parti di Storari e dopo un paio di conclusioni pericolose, arrivava uno svarione di Motta e la fuga di Szabics verso Storari conclusasi con un palo che vibrava, facendo tornare alle menti juventine i momenti più tetri della scorsa stagione. Era a quel punto che il Capitano capiva che il suo momento è venuto e raccoglieva la squadra come una crocerossina raccoglierebbe un ferito. La raccoglieva come sa fare lui, cojn guizzi in area e con iniziative personali che già nel primo tempo rischiavano di far capitolare il bunker austriaco. Era però ad inizio del secondo tempo che Alex si ricordava dei tempi in cui era stana coniata la definizione di “gol alla Del Piero” e al termine del suo classico movimento a rientrare scagliava un dardo che colpiva in modo letale i modesti avversari. Lì finiva la partita per la qualificazione, gli austriaci mollavano ed iniziava la sfida a chi sbagliava il gol più facile. Alla fine restava l&#8217;1 a 0 ma almeno l&#8217;ultima mezzora ridonava un po&#8217; di buonumore al popolo biancoenero.<br />
Mi pareva però un buonumore di chi voleva ignorare come il tempo sia purtroppo inclemente e che non ci si può aspettare che un trentaseienne risolva tutte le situazioni spinose. A Bari, nell&#8217;esordio in Campionato, sarà un&#8217;altra musica e lì le magie del Capitano potrebbero non bastare; gli acquisti dell&#8217;ultimo minuto dovranno quindi entrare nel gioco all&#8217;istante (e in tre giorni la cosa si avvicina molto al miracolo) se non vorremo partire subito con il piede sbagliato.<br />
Tutti questi pensieri affioravano a fine partita ed era così che, vedendo uscire Alex meritatamente come trionfatore, non ci si poteva trattenere dal provare un po&#8217; di malinconia.</p>
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		<title>Ma ci piacciono davvero le autonomie?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 14:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mentre sui tavoli delle riforme istituzionali, ammesso che ci siano ancora siffatti tavoli, si parla di federalismo e autonomie, nel quotidiano della nostra politica sembrerebbe che le autonomie piacciano poco, appena si allargano un poco. Si è allargato troppo evidentemente il Comune di Camigliano, in provincia di Caserta, che, nella persona del suo sindaco, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="titolo">Mentre sui tavoli delle riforme istituzionali, ammesso che ci siano ancora siffatti tavoli, si parla di federalismo e autonomie, nel quotidiano della nostra politica sembrerebbe che le autonomie piacciano poco, appena si allargano un poco. Si è allargato troppo evidentemente il Comune di Camigliano, in provincia di Caserta, che, nella persona del suo sindaco, ha a lungo rivendicato la sua autonomia nella gestione dei rifiuti urbani che aveva da anni gestito con assoluta efficienza e si era quindi opposta al decreto governativo che imponeva il passaggio della competenza alla Provincia di Caserta. Dopo mesi di <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/18-giugno-2010/rifiuti-paradosso-camigliano-troppo-virtuoso-rischia-scioglimento--1703222510392.shtml">resistenza passiva</a> si è arrivati al <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/10-agosto-2010/rifiuti-sindaco-virtuoso-stato-rimosso-suo-j-accuse-governo-you-tube-1703554590615.shtml">decreto di scioglimento</a> del Consiglio Comunale e di rimozione del Sindaco che <a href="http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/08/06/camigliano-rimosso-cenname-unico-sindaco-virtuoso-della-provincia-dellemergenza/">cade come un fulmine</a> su un paese che è considerato uno dei più vivibili in Italia.<br />
Sarebbe interessante sapere di più di Camigliano, di quelle che sono le logiche che stanno dietro al conflitto aperto dal Sindaco Cenname. Su youtube c&#8217;è un ampia <a href="http://www.youtube.com/watch?v=y9WjTYj9XtQ">rassegna di discorsi</a> del Sindaco cacciato. Al di là delle considerazioni che si possono fare, è certo che la severità mostrata dal governo è molto differente dall&#8217;atteggiamento che lo stesso governo ha avuto sul <a href="http://verraungiorno.blogspot.com/2009/10/lo-strano-caso-del-comune-di-fondi-lt.html">caso Fondi</a>. Mi riferisco al fatto che il governo evitò allora accuratamente di sciogliere il Consiglio della cittadina in provincia di Latina, sospettato di inflitrazioni mafiose, fino a indurre il Consiglio stesso all&#8217;autoscioglimento piuttosto che intraprendere azioni che evidentemente non erano compatibili con gli equilibri politici vigenti.<br />
Quello che mi risulta chiaro dalla vicenda di Camigliano e non solo è che è difficile per non dire impossibile oggi dare allo slogan del federalismo un contenuto concreto, da parte di una politica italiana in cui dominano approcci accentratori a autoritari. L&#8217;autonomia di soggetti locali è praticabile solo in un contesto nel quale la politica è vista come un&#8217;attività che ha per obiettivo la miglior gestione dello Stato. Chi veda la politica come un mero mezzo di accumulazione di potere non può che finire con lo strangolare ogni autonomia. Un&#8217;Italia delle autonomie potrà nascere quando morirà l&#8217;Italia dei palazzi, l&#8217;Italia degli inciuci, l&#8217;Italia delle consorterie, l&#8217;Italia delle mummie attaccate alla poltrona. Forse la verità purtroppo è che siamo italiani e pare proprio che l&#8217;unica autonomia che piace agli italiani sia la propria.</p>
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		<title>Un bell&#8217;addio</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 21:19:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Diego, l&#8217;unico giocatore dell&#8217;attuale rosa della Juve, tolto il vetusto Capitano, che assicurava un certo di livello di qualità e quindi il ritorno della Juve ai livelli che le competono, pare in vista di cessione. Alla partita di Europa League, che domani deciderà della possibilità della Juve di partecipare alla competizione, non è stato nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/08/diego-ribas-da-cunha.jpg" title="diego-ribas-da-cunha.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/08/diego-ribas-da-cunha.jpg" class="floatright" alt="diego-ribas-da-cunha.jpg" width="200" /></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Ribas_da_Cunha">Diego</a>, l&#8217;unico giocatore dell&#8217;attuale rosa della Juve, tolto il vetusto Capitano, che assicurava un certo di livello di qualità e quindi il ritorno della Juve ai livelli che le competono, pare in vista di cessione. Alla partita di Europa League, che domani deciderà della possibilità della Juve di partecipare alla competizione, non è stato nemmeno convocato.<br />
Ironia del destino, ieri, durante la partita amichevole tradizionale di Villar Perosa, ha segnato, poco prima della sua uscita dal campo, un gol da cineteca, gol che sarà probabilmente quello dell&#8217;addio.<br />
Aspetterò la prossima settimana per scrivere cosa penso di questa campagna acquisti e di come la dirigenza l&#8217;ha condotta, perché spero ancora che ci siano misteri che saranno svelati solo negli ultimi giorni di mercato e che trasformeranno mosse apparentemente demenziali in geniali. Per il momento mi accontento di dare l&#8217;addio ad un grandissimo giocatore che avrebbe potuto fare le fortune della Juve, ma che è stato prigioniero dell&#8217;incapacità di gestirlo dimostrata dalla società, sia nella vecchia che nella nuova versione.<br />
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		<title>Il miracolo Cairo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 20:49:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non scrivo frequentemente su questo blog del Toro, anche perché nemmeno a me, pur juventino, fanno piacere le vicende che attraversa da una diecina di anni in qua. C&#8217;è però nelle vicende della presidenza Cairo qualcosa di davvero singolare e anche significativo di come in Italia non si accettino mai i fallimenti.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/08/cairo.jpeg" title="cairo.jpeg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/08/cairo.jpeg" class="floatright" alt="cairo.jpeg" width="200" /></a>Non scrivo frequentemente su questo blog del Toro, anche perché nemmeno a me, pur juventino, fanno piacere le vicende che attraversa da una diecina di anni in qua. C&#8217;è però nelle vicende della presidenza Cairo qualcosa di davvero singolare e anche significativo di come in Italia non si accettino mai i fallimenti.<br />
Cairo è entrato nel calcio prendendo la società nel suo momento più buio, dopo cioè il fallimento che l&#8217;aveva portata sull&#8217;orlo del baratro e che l&#8217;ha ricacciata in Serie B nonostante la promozione in A guadagnata sul campo. Da allora il Toro è riuscito prima, faticosamente, a tornare in Serie A, dove ha giocato tre Campionati, salvandosi le prime due volte per il rotto della cuffia e retrocedendo in Serie B al terzo tentativo, Serie B dove è poi rimasto al termine di un Campionato assai deludente. Che cosa c&#8217;è di miracoloso in tutto questo? C&#8217;è un miracolo alla rovescia. Se guardiamo infatti la <a href="http://www.torinogranata.it/?action=read&amp;idnotizia=13545">classifica</a> del monte-ingaggi delle squadre di Serie B dell&#8217;anno scorso scopriamo che il Toro era molto ampiamente la prima squadra per ingaggi, quasi doppio della seconda (il Lecce) e quasi il triplo del monte-ingaggi del Brescia che ha negato al Toro la Serie A. Addirittura il monte-ingaggi era superiore a quello di ben sette squadre di Serie A. E&#8217; chiaro che il calcio non è scienza esatta e un&#8217;annata sfortunata, qualche giocatore sopravvalutato, capitano spesso e volentieri. Allora andiamo un anno indietro e scopriamo che nel Campionato 2008-2009 il Toro, che militava in Serie A, pagava i suoi giocatori 25 milioni complessivi, <a href="http://www.tuttosport.com/calcio/2009/01/02-13742/Classifica+ingaggi+punti%3A+Inter,+Milan+e+Juve+in+B">decima</a> in Serie A, e quasi appaiata con Lazio, Palermo e Napoli che la precedevano. Anche in quell&#8217;occasione si classificò molto più indietro, ovvero diciottesimo facendosi precedere nettamente da squadre come il Chievo (14 milioni) o l&#8217;Atalanta (12,5 milioni) che pagavano i propri giocatori circa la metà. E l&#8217;anno prima? Nel Campionato 2007-08 il Toro era addirittura <a href="http://www.forum-calcio.com/printview.php?t=48168&amp;start=0">ottavo</a> quanto ad ingaggi, ad un&#8217;incollatura da Palermo e Sampdoria, ma anche lì finì molto più indietro (15esima) salvandosi sì, ma solo sul filo di lana. Non sono riuscito ad andare più indietro con l&#8217;analisi dei dati ma non penso che l&#8217;esito sarebbe troppo diverso. D&#8217;altronde anche senza questi pur interessanti dati, è già di per sé abbastanza singolare il fatto che il Torino sia l&#8217;unica squadra di una grande città italiana che ancora continui a vivere a cavallo tra Serie A e Serie B, negli anni in cui la televisione ha creato una voragine tra le squadre con un bacino di interesse ampio e le &#8220;provinciali&#8221; e che le squadre di Milano, Roma, Napoli, Genoa, Firenze, Bologna, Palermo, insieme alla Juventus, occupano quasi stabilmente i primi posti del campionato di calcio.<br />
Ripeto ancora che una squadra di calcio è uno tra gli investimenti più incerti che esistano e pagare tanto un giocatore può non voler dire che giochi bene ma il dubbio che Cairo sia una sorta di Re Mida alla rovescia del calcio è forte, anche perché la lista degli allenatori (nove diversi allenatori con la bellezza di 12 cambi complessivi) e dei dirigenti che Cairo ha assunto e licenziato in questi anni è stata impressionante. Anche al più presuntuoso degli imprenditori sarebbe venuto il dubbio che forse non era fatto per fare il Presidente e sarebbe tornato alla più fortunata attività di editore ma Cairo insiste in un attaccamento alla seggiola degno di certi suoi <a href="http://www.h2biz.eu/focus/urbano-cairo/">maestri</a>. E qui torniamo al <a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=496">vecchio problema</a>: può una società sportiva, da cui dipendono le passioni di migliaia se non milioni di persone, essere nelle mani di un signore che nonostante ogni fallimento si rifiuta di disfarsene? La risposta che già diedi su questo blog è l&#8217;<a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/?p=505">azionariato popolare</a>. Chissà che non possa essere proprio il Toro un giorno ad inaugurare in Italia questa modalità di gestione che rappresenta un ottimo compromesso per mettere d&#8217;accordo la gestione privata e la passione pubblica&#8230;</p>
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		<title>Il federalismo dei furbi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 20:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coloregrano</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Sono passati 20 anni da quando i primi successi elettorali della Lega sconvolgevano il panorama politico. All&#8217;epoca salutavo, come molti, con soddisfazione quella novità: non mi piaceva il linguaggio e non mi piaceva il modo di proporsi di quei personaggi ma consideravo quell&#8217;aria di rivolta comunque salutare, pensavo che sotto quello spirito barricadero ci fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/05/cota_ballaro.jpg"><img src="http://www.ejoujo.eu/ilcoloredelgrano/wp-content/uploads/2010/05/cota_ballaro.jpg" class="floatright" alt="Immagine Cota" width="200" /></a>Sono passati 20 anni da quando i primi successi elettorali della Lega sconvolgevano il panorama politico. All&#8217;epoca salutavo, come molti, con soddisfazione quella novità: non mi piaceva il linguaggio e non mi piaceva il modo di proporsi di quei personaggi ma consideravo quell&#8217;aria di rivolta comunque salutare, pensavo che sotto quello spirito barricadero ci fosse una sana aspirazione, diffuso nelle pieghe del settentrione, a spingere il resto d&#8217;Italia verso un paese più moderno e più europeo, aspirazione che pensavo si sarebbe dispiegata in modo più sano quando alla generazione dei barricaderi alla Bossi si fosse sostituita fisiologicamente una classe dirigente più adeguata. Sono passati 20 anni e i barricaderi sono ancora tutti lì, soprattutto è lì Bossi nonostante i suoi problemi di salute, come a dire che in Italia dalla poltrona non ci si schioda proprio mai. Nel frattempo il movimento si è barcamenato cercando di raccogliere consensi con temi di facile appiglio, (xenofobia, localismo, anti-europeismo&#8230;) e cavalcando battaglie altrui (guerra alla magistratura) pur di stare in sella, senza un apparente progetto, acquisendo tutti i difetti tipici della politica italiana: la mancanza di ricambio al vertice, l&#8217;assalto alle poltrone, l&#8217;anteposizione delle esigenze di partito a quelle di governo e così via. Così il partito che aveva suscitato la speranza di poter deborbonizzare l&#8217;Italia è diventato il più borbonico del quadro politico italiano. La <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/73663/lega-ladrona-quote-latte-sono/">vicenda delle quote latte</a>, in cui la Lega è scesa in campo a difendere i furbi, tutto pur di difendere il proprio serbatoio di voti come una qualunque DC dei bei tempi <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/06/30/reggio-arriva-una-pioggia-di-miliardi.html">avrebbe fatto</a> con i forestali calabresi, è stata la chiusura del cerchio da questo punto di vista.<br />
Ancor più illuminante in questo senso è stato l&#8217;esordio della giunta Cota in Piemonte nel campo dei trasporti. Dovete sapere che il <a href="http://www.regione.piemonte.it/trasporti/tpl/dwd/cds06_07_treni.pdf">contratto di servizio</a> della Regione Piemonte con Trenitalia era scaduto un paio di anni fa ed al termine di una lunga trattativa per il rinnovo, conclusasi con un nulla di fatto per le richiese piuttosto esose da parte della società, la giunta Bresso aveva <a href="http://pendolare.blogs.it/2009/09/09/il-piemonte-dice-no-a-trenitalia-gara-internazionale-6929051/">indetto una gara</a> di aggiudicazione del servizio aperta anche ad altri soggetti per cercare di far calare i costi. Nel frattempo la Regione si era fatta carico dei bonus di rimborso per gli abbonati che, secondo il contratto, Trenitalia doveva in caso di disservizio (quindi quasi sempre) e che la società aveva smesso di erogare una volta scaduto il contratto.<br />
Non appena insediata, la Giunta Cota, nella persona dell&#8217;assessore <a href="http://www.barbarabonino.it/">Bonino</a>, ha provveduto a cambiare radicalmente rotta, <a href="http://stradeferrate.blogosfere.it/2010/06/regione-piemonte-e-trenitalia-insieme-per-i-pendolari.html">riallacciando</a> i rapporti con Trenitalia e <a href="http://stradeferrate.blogosfere.it/2010/06/piemonte-sospesa-la-gara-per-il-servizio-ferroviario-regionale.html">sospendendo</a> la gara. Siccome però non si può essere deboli con i forti, senza poi essere inflessibili verso i deboli la stessa Giunta ha <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/07/30/news/niente_bonus_anti-ritardi_ai_pendolari-5943144/">sospeso</a> anche i bonus per gli abbonati che dovranno di nuovo pagare a tariffa intera nonostante i disservizi. D&#8217;altra parte che sarebbe andata così pareva chiaro da quello che aveva <a href="http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/151892/">preannunciato</a> Cota in campagna elettorale quindi perché stupirsi?<br />
Paradossalmente quindi il modello di potere classico del centro-sud Italia, in cui a dispetto delle regole le oligarchie politiche e imprenditoriali si spartiscono ricchezza e potere in un rapporto di reciproca connivenza, a danno dell&#8217;efficienza delle istituzioni e dei diritti dei cittadini, sembra ciò che davvero la Lega vuole proporre anche per il Nord Italia. Il tanto decantato federalismo, a quel punto, non si traduce in una maggiore vicinanza delle istituzioni al cittadino, ma come al contrario una delega di potere delle oligarchie centrali ad oligarchie territoriali in un modello simile a quello della monarchia borbonica. Insomma, chi aveva intravisto con entusiasmo negli anni scorsi una vaga novità in un rapporto più trasparente dell&#8217;amministrazione pubblica verso i cittadini deve rassegnarsi: i Borboni sono tornati, solo che il Regno delle Due Sicilie ora include anche il Piemonte.</p>
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